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La Grande Guerra
L'esercito italiano era male armato, poco preparato e comandato dal dispotico generale Cadorna. La linea del fronte italo-austriaco, per la sua posizione geografica, era difficile da difendere. Nel giugno 1916 gli Austriaci sfondarono le linee italiane e occuparono Asiago, ma dovettero fermarsi per respingere i Russi sull'altro fronte. Cadorna contrattaccò e liberò Gorizia, dopodiché si tornò allo stallo e alla guerra di trincea.
1915-1916: gli altri fronti
Nel 1915 la situazione fu favorevole agli Imperi centrali. Nel 1916 nelle grandi battaglie di Verdun e sulla Somme l'Intesa riuscì a impedire il crollo del fronte francese e l'esercito russo ebbe la meglio sugli Austriaci. Per porre fine al blocco economico imposto dalla Gran Bretagna, la Germania attaccò la flotta inglese nella battaglia dello Jutland. Nonostante i danni riportati, il dominio dei mari restò agli Inglesi.
L'inferno delle trincee
La prima guerra mondiale fu segnata dall'uso delle trincee, un antichissimo sistema difensivo utilizzato nelle guerre di posizione. Si trattava di un sistema di fossati, più o meno profondi, scavati nel terreno, utilizzati inizialmente per offrire riparo dal fuoco nemico e successivamente come vero e proprio rifugio. I militari erano costretti a viverci per lungo tempo, in uno stato di tensione continua per l'incombente minaccia di un attacco nemico, in pessime condizioni igieniche ed esposti alle intemperie, dalle quali era quasi impossibile difendersi.
Alla costante presenza della morte
Una delle caratteristiche peculiari del primo conflitto fu la tragica presenza della morte, con la quale i soldati dovevano costantemente convivere. Numerosi cadaveri di compagni e di nemici restavano nell'area compresa fra le opposte trincee per più giorni, talvolta per sempre. Gli uomini in guerra vivevano fra panico individuale e panico collettivo. La loro resistenza nervosa era spesso messa a dura prova dai bombardamenti dell'artiglieria, il cosiddetto «fuoco di preparazione» che precedeva l'attacco nemico. Quando si trattava di attaccare, le probabilità di morire durante l'assalto erano altissime.
La motivazione dei combattenti
La determinazione e il coraggio dei combattenti si spiega in parte con lo spirito di corpo e il patriottismo, in parte con l'attaccamento alla nazione. In realtà, i soldati obbedivano solo perché non potevano agire diversamente: i tentativi di disobbedienza o di diserzione venivano puniti sul posto con la morte. Per la resistenza dei soldati, passati i primi giorni, la guerra perse rapidamente ogni alone di eroismo e venne accettata con rassegnazione come un ineluttabile flagello naturale.
La tecnologia a servizio della guerra
Oltre alle armi tradizionali, usate comunque con un dispiegamento mai visto, gli eserciti partecipanti alla prima guerra mondiale poterono utilizzare nuove armi e innovazioni tecnologiche messe a disposizione dai grandi progressi della scienza nei decenni precedenti. Vennero utilizzate le armi chimiche: i gas il cui effetto era la morte per soffocamento o avvelenamento. Le necessità belliche stimolarono lo sviluppo di settori industriali e scientifici di nascita recente: l'industria automobilistica fornì alle forze armate mezzi per il trasporto più rapido di truppe e rifornimenti. La radio permise lo sviluppo di mezzi di telecomunicazione, con o senza fili, essenziali per coordinare le azioni e accelerare le catene di comando o l'invio di informazioni.
Aerei, carri armati e sottomarini
Un impatto più limitato ebbe l'utilizzo dell'aviazione. Anche i carri armati furono utilizzati con grande spiegamento solo alla fine del 1917: nonostante i mezzi corazzati si dimostrarono un'arma importante per spostare rapidamente il fronte evitando lo stallo della guerra di trincea, gli Stati Maggiori non ne incoraggiarono l'uso. Nella guerra navale fece la sua comparsa, con importanti conseguenze, il sottomarino: furono i tedeschi a utilizzarlo su grande scala, sia per attaccare navi nemiche sia per colpire di sorpresa le navi mercantili, anche di nazioni neutrali, che portavano rifornimenti ai paesi dell'Intesa.