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Cause e inizio della guerra
La prima guerra mondiale fu provocata da fenomeni che da tempo erano presenti in Europa.
- Cause politiche: esistevano due blocchi militari contrapposti: Triplice Alleanza (Germania, Austria e Italia) e Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia). I Francesi covavano un desiderio di rivincita sui Tedeschi; i Balcani erano contesi tra Austria e Russia, e l'impero ottomano era in crisi.
- Cause economiche: le potenze industriali, specie Germania e Gran Bretagna, erano in competizione sul piano economico, anche in relazione alle colonie.
- Cause militari: si era affermata una politica militarista e la corsa agli armamenti.
- Cause culturali: dilagava il nazionalismo e la guerra era considerata una lotta per la sopravvivenza delle nazioni.
La causa occasionale
Il 28 giugno 1914 l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, venne ucciso a Sarajevo da un nazionalista serbo. L'episodio offrì all'Austria l'occasione di risolvere la questione balcanica. Il 28 luglio 1914, infatti, dichiarò guerra alla Serbia.
Le prime fasi della guerra
Subito entrarono in gioco le alleanze e si passò a una guerra europea:
- la Germania dichiarò guerra a Russia e Francia (1-3 agosto);
- la Gran Bretagna intervenne il 4 agosto.
Le responsabilità degli Stati
Dopo l'attentato di Sarajevo le grandi potenze europee non furono in grado di gestire la situazione: le responsabilità del conflitto vanno probabilmente suddivise fra tutti gli Stati coinvolti, ma vari studiosi sostengono che un ruolo decisivo nell'inizio delle ostilità sia da attribuire alla Germania che era prima passa all'azione con il "piano Schlieffen". Nel 1914 in Germania si era creata una vera e propria psicosi dell'accerchiamento, originata dalla formazione delle due opposte alleanze presenti in Europa. Dal punto di vista strettamente militare, era la Russia l'oggetto di maggior preoccupazione per l'Impero tedesco. Secondo il capo di Stato Maggiore dell'esercito tedesco, il generale Helmuth von Moltke, soltanto una guerra preventiva, destinata a distruggere l'armata russa, dopo aver eliminato il pericolo francese, avrebbe potuto impedire il peggioramento della situazione.
L'Italia in guerra
Nell'agosto del 1914 l'Italia si proclamò neutrale: la Triplice Alleanza era valida solo in occasione di guerre difensive, mentre erano state Germania e Austria ad attaccare. Nel paese si aprì un dibattito sulla necessità di intervenire o meno a fianco dell'Intesa. I neutralisti erano la maggioranza della popolazione e del Parlamento: liberali (guidati da Giolitti), socialisti e cattolici. Gli interventisti erano una minoranza molto attiva:
- interventisti di destra: i nazionalisti, spinti da intellettuali come D'Annunzio e Papini, proponevano la guerra come segno di vitalità della nazione. Gli irredentisti aspiravano a ottenere la liberazione di Trento e Trieste;
- interventisti di sinistra: per alcuni democratici, repubblicani e socialisti l'Italia doveva schierarsi con le forze democratiche dell'Intesa. "Il Popolo d'Italia" di Mussolini divenne l'organo dell'interventismo di sinistra. Mussolini era stato un dirigente socialista, espulso dal partito proprio per il suo sostegno all'intervento.
Il patto di Londra
Il governo italiano, senza interpellare il Parlamento, stipulò in segreto il Patto di Londra (26 aprile 1915) con l'Intesa: l'Italia sarebbe entrata in guerra entro un mese e in caso di vittoria avrebbe ottenuto non solo le terre irredente, ma anche altri territori.
L'Italia in guerra
Il 3 maggio 1915 l'Italia uscì dall'Alleanza. Il 24 maggio, dopo una massiccia propaganda che orientò l'opinione pubblica a favore dell'intervento, venne dichiarata guerra all'Austria (alla Germania sarebbe stata dichiarata nell'agosto 1916).