Torna indietro


Nazionalismo e militarismo

Bella èpoque, una definizione curiosa
Il nuovo secolo sembrò dare l'avvio a un'epoca di pace e di benessere. Le scoperte e le invenzioni si susseguivano senza sosta. Sembrava che ormai nulla potesse fermare il cammino dell'umanità. Si pensava che la povertà fosse uno spettro che si allontanava sempre più e in maniera definitiva. Per questo il periodo che va dalla fine dell'Ottocento al 1914 è stato chiamato Belle époque ("bella epoca"). Una definizione curiosa se si pensa che si trattò di un'epoca in cui si diffusero il nazionalismo e il razzismo e che terminò con la catastrofe della prima guerra mondiale. Eppure la definizione Belle époque ha avuto fortuna perché esprimeva la contrapposizione esprima della grande guerra, quando in un'Europa devastata dal conflitto si affermarono i totalitarismi.

Principio di nazionalità
L'idea di nazione è sinonimo di libertà e democrazia. Le nazioni non sono rivali tra loro e i rapporti fra gli Stati sono regolati dal diritto internazionale. Il patriota è colui che ama la propria nazione.

Nazionalismo
L'idea di nazione è sinonimo di affermazione e superiorità. Le nazioni sono rivali fra loro e i rapporti fra gli Stati sono regolati dalla guerra. Il nazionalista è colui che ama la propria patria e nel contempo odia quella altrui.

Nazionalismo tedesco
Il nazionalismo assunse caratteristiche specifiche nei diversi paesi: il nazionalismo tedesco esaltò la superiorità della razza ariana e accusò gli Ebrei di tutti i mali della società tedesca.

Nazionalismo russo
Il nazionalismo panslavista sostenne in Russia la politica di espansione degli zar in nome della riunificazione di tutte le terre slave e si radicò in tutti i paesi slavi dell'Europa orientale, dove ebbe funzione di sostegno alla politica zarista. La sua ideologia fu intrisa di antisemitismo anche per la presenza in Russia di cinque milioni di Ebrei: questi erano fatti oggetto di discriminazioni legali ma anche di vere e proprie iniziative di repressione violenta, chiamate pogrom (devastazioni).

Militarismo e logica di potenza
Il nazionalismo, con la sua insistenza sulla conquista di territori e la competizione con gli altri Stati, fornì ampia logica di potenza e il militarismo: nell'epoca della società di massa, la conseguenza fu la formazione di grandi eserciti di massa. Il servizio militare divenne obbligatorio per tutti i maschi validi: scomparvero gli eserciti di specialisti a lunga ferma che vennero sostituiti dagli eserciti a ferma più o meno breve nei quali tutti i "cittadini in armi" dovevano dare il loro contributo alla difesa della patria.


Il dilagare del razzismo



Le giustificazioni teoriche
Per razzismo s'intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente diverse tra loro per tratti somatici e capacità intellettuali. Ne consegue il ritenere che esista una gerarchia tra «razze superiori» e «razze inferiori», e che le razze superiori abbiano il diritto-dovere di sottomettere quelle inferiori. Precursore di questa convinzione fu il francese Arthur de Gobineau (1816-1882) secondo cui la palma di razza superiore spettava a quella ariana, che comprendeva gli Europei bianchi. Il razzismo tedesco affondava le sue radici nel "mito del popolo", il Volk, concepito come comunità singue legata misticamente alla terra. Anche se il razzismo riteneva (a torto) di affondare le proprie radici nella scienza, il suo successo fu legato a un mai sopito sentimento di xenofobia e paura del nuovo e del diverso, nonché a una sorta di isteria collettiva che pervase l'Europa fra Ottocento e Novecento.

Il razzismo americano
Gli Stati Uniti nacquero sotto il segno della contraddizione libertà-schiavitù e di un razzismo di fondo: tutti gli uomini erano dichiarati uguali dalla Costituzione ma veniva ammessa la schiavitù dei neri. La schiavitù era essenziale per l'economia del Sud e del resto, fino a quando l'economia industriale del Nord non prese il sopravvento con la fine della guerra di Secessione: la schiavitù venne abolita, ma l'anima razzista degli Stati Uniti non accettò l'emancipazione dei neri. Nel 1866 venne infatti fondata un'organizzazione clandestina, il Ku Klux Klan, che aveva come obiettivo quello di terrorizzare neri e tutti i nemici del Sud. I membri del Klan fecero ricorso fin dagli esordi a metodi semplici e brutali: picchiavano o uccidevano per impedire che gli ex-schiavi potessero votare o che si affermassero nella società.

Le prime colonizzazioni
La colonizzazione ebraica della Palestina era già in atto. Dal 1881 dalla Russia erano partite le prime migrazioni, mentre nel 1901 venne istituito il Fondo nazionale ebraico che aveva il compito di finanziare l'acquisto di terreni in Palestina. Nel 1904 iniziò una seconda migrazione; una terza ondata migratoria in Palestina si verificò negli anni dal 1919 al 1923. Nacquero le prime colonie agricole cooperative e nel 1910 il primo kibbutz, il villaggio nel quale la terra e i mezzi di produzione erano patrimonio comune. All'inizio del Novecento, in seguito all'affermarsi del razzismo, molti Ebrei emigrarono nelle Americhe; solo una minoranza scelse la Palestina.