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L'invenzione del complotto ebraico

I protocolli dei Savi di Sion
Agli inizi del Novecento, comparvero in Russia i Protocolli dei Savi di Sion: è il titolo di un libretto che presenta un piano ebraico per il dominio del mondo. Questo documento sarebbe il resoconto dettagliato di un discorso tenuto da un saggio di Sion ai suoi pari. I capi supremi del popolo ebraico avrebbero elaborato un piano mirante alla distruzione della civiltà cristiana e delle monarchie tradizionali per insediare «un re degli Ebrei» come re del mondo.

Un grossolano falso storico
I Protocolli dei Savi di Sion sono in realtà il plagio di un libro – per niente antisemita – dal titolo Dialogo all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu, una pubblicazione antibonapartista scritta nel 1864 a Bruxelles. Più precisamente furono realizzati fra il 1900 e il 1901 da Mathieu Golovinski, un nobile russo esiliato a Parigi. L’autore stese quel libro senza rendersi conto della sua portata: si trattava di un lavoro su commissione. I Protocolli sarebbero infatti nati per volontà del capo della polizia segreta russa come propaganda destinata a giustificare la politica antiebraica del suo paese.


L'affare Dreyfus


Un'inchiesta condotta male
L’antisemitismo era molto diffuso in Francia, come dimostrò il caso Dreyfus, che ebbe inizio nel 1894 quando i servizi segreti francesi trovarono nell’ambasciata tedesca materiali utilizzati dall’esercito francese: un’inchiesta attribuì la tesura di quei materiali al capitano Alfred Dreyfus, ufficiale dello Stato Maggiore, ebreo. A causa del clima antisemita del momento Dreyfus, nonostante protestasse la propria innocenza, fu condannato ai lavori forzati nel terribile carcere della Guyana francese.

La protesta di Zola e la riabilitazione di Dreyfus
I servizi segreti francesi inquinarono le prove per accusare Dreyfus: per questo lo scrittore Émile Zola il 13 gennaio 1898 pubblicò un articolo intitolato J’Accuse («Io accuso») nel quale accusava lo Stato Maggiore francese di essersi macchiato di «una delle più grandi iniquità del secolo». L’articolo ebbe un effetto esplosivo. Per la sua pubblicazione, Zola venne condannato a un anno di reclusione, ma lo scrittore scelse di fuggire in esilio. Il processo a Zola divise la Francia tra dreyfusardi – socialisti, radicali, parte dei repubblicani – e antidreyfusardi – monarchici, clericali, nazionalisti di destra. Erano due concezioni che si scontravano: una fondata sull’onore dei militari, l’altra sulla giustizia. Nuovi elementi portarono alla riapertura del processo e nel 1906 Dreyfus fu dichiarato innocente. Subito venne reintegrato nell’esercito e venne decorato con la Legione d’onore.


Il sogno Sionista



L'identità ebraica e l'antisemitismo
Dopo secoli di segregazione nei ghetti, gli Ebrei conobbero durante il XIX secolo un processo di integrazione e assimilazione nelle società borghesi e liberali che li avevano accolti. Gli Ebrei intendevano integrarsi pienamente in queste società, eliminando tutte le possibili distinzioni di lingua e di comportamento che li avevano fatti identificare come una nazione separata. Ma nella seconda metà dell’Ottocento, però, la nascita dei nazionalismi in Europa determinò nuovi problemi per le comunità ebraiche e le difficoltà aumentarono con la diffusione di manifestazioni di aperta ostilità antiebraica, determinata dal nazionalismo ostile al cosmopolitismo di matrice religiosa. Questa nuova ostilità trovò nel 1879 anche una sua denominazione: antisemitismo.

Gli albori del sionismo
Il sentimento di diversità e l’antisemitismo giocarono un ruolo determinante per la nascita del movimento sionista. Fu Theodor Herzl, giornalista viennese, ebreo pienamente assimilato, il vero fondatore del sionismo politico. Nel 1896, nel Lo Stato ebraico, espresse il suo progetto di riunificazione degli Ebrei della diaspora in una nazione ispirata agli ideali democratici dei movimenti patriottici europei del primo Ottocento. Nel 1897 Herzl organizzò a Basilea il primo congresso dell’Organizzazione Sionista Mondiale: tutti i delegati concordarono sulla necessità di dar vita a un movimento che si ponesse l’obiettivo di fondare uno Stato in Palestina.