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La Rivoluzione francese - (1789-1799)
La Rivoluzione francese fu un lungo processo storico, che si aprì nel luglio del 1789 e, attraversando varie fasi, poté dirsi concluso nel 1799 con il colpo di Stato del 18 brumaio e l'affermazione del potere personale di Napoleone Bona-parte. In questi dieci anni l'intera società francese subi un cambiamento epocale, che segnò la fine dell'ancien régime e l'apertura di una nuova epoca, nella quale vennero a maturazione nuove forme di governo, rapporti politici più articolati ed aperti che coinvolsero via via fasce più vaste di protagonisti, a partire dagli strati superiori della borghesia produttiva; il cambiamento non interessò solo le istituzioni ma anche i costumi, la mentalità collettiva, i comportamenti quotidiani e sociali di uomini e donne, titolari per la prima. volta di diritti per il solo fatto di esistere, non più semplici sudditi ma cittadini. Tale processo di affermazione dei diritti dell'individuo non poté dirsi realizzato e concluso nel tempo relativamente breve del decennio rivoluzionario, né in Francia e neppure nel resto d'Europa, dove la rivoluzione fece da subito sentire direttamente o indirettamente la sua influenza, è anzi in corso tuttora.
La Rivoluzione francese apre dunque, in questo senso, un'epoca non ancora conclusa, che condivide e cerca con difficoltà di realizzare quegli ideali rivoluzionari di libertà, uguaglianza e fraternità.
Cause politiche: cioè la crisi dell'assolutismo monarchi-co, assediato dai corpi rappresentativi della nobiltà (i parla-menti), in una contesa che portava alla paralisi dello Stato e quindi all'impossibilità di riforme nel senso del "dispotismo illuminato" (riforma amministrativa e del sistema fiscale, stabilizzazione del bilancio pubblico) e impediva riforme di tipo costituzionale alla maniera inglese per l'opposizione del re Luigi XVI.
Cause sociali: cioè le profonde ingiustizie sociali legate ai privilegi di cúi godevano i due ceti superiori del clero (circa 130.000 persone su una popolazione totale di 26 milioni di francesi), e della nobiltà (350.000 persone), che: • - possedevano gran parte della terra coltivabile; - esercitavano un saldo controllo sulle alte cariche dello Stato, dell'esercito, della magistratura; - erano esenti dalla maggior parte dei carichi fiscali. Di contro il principale onere fiscale ricadeva sul ceto senza diritti politici denominato "terzo stato" ", la cui parte superiore era costituito dalla ricca borghesia agraria, fi-nanziaria, delle professioni, mentre la grande maggioranza (oltre 20 milioni di francesi) costituiva il popolo minuto urbano degli artigiani e la grande massa rurale dei contadini piccoli proprietari indebitati.
Cause economiche e finanziarie: dovute essenzialmente all'aggravamento della miseria contadina e del popolo minuto urbano a seguito di fenomeni congiunturali, quali una lunga crisi produttiva e di mercato iniziata intorno al 1785, che colpì settori chiave come la viticoltura e le manifatture tessili, e lo scarsissimo raccolto granario del 1788. A ciò si deve aggiungere la rovina finanziaria dello Stato, dovuta al disordine amministrativo, alle eccessive spese della monarchia, alla limitatezza dei ceti, e quindi delle risorse, colpiti dal prelievo fiscale.
Nel 1788 Jacques Necker, da poco richiamato al potere, convinse Luigi XVI a convocare gli Stati generali (che non si riunivano dal 1615), come estremo tentativo per trovare sbocco alle necessità di riforma fiscale e amministrativa bloccate dai Parlamenti nobiliari. Come avveniva tradizionalmen-te, nei mesi successivi i francesi affidarono i loro cabiers de doléance (raccolte di lagnanze) ai 1165 deputati eletti, che vennero quindi riuniti presso la reggia di Versailles il 5 maggio 1789, per l'apertura degli Stati generali alla presenza del re.
I rappresentanti del terzo stato (578 deputati, tra i quali prevalevano gli avvocati, i grandi borghesi, esponenti illuminati della nobiltà ma nessun contadino) contestarono il sistema di voto per ceto e non "per testa", , e per protesta si riunirono il 17 giugno nella sala della Pallacorda, dove su proposta dell'abate Emmanuel-Joseph Sieyès (1748-1836, un nobile liberale, si costituirono in Assemblea nazionale, e quindi giurarono (20 giugno "giuramento della pallacor-da") di non separarsi fino a che non avessero dato alla Francia una nuova costituzione. Luigi XVI cercò di imporsi, ma di fronte all'atteggiamento risoluto dei deputati del terzo stato, invitò anche la nobiltà e il clero a unirsi all'assemblea, che assunse allora il nome di Assemblea nazionale costituente (9 luglio 1789).
Le giornate rivoluzionarie - Per sventare i tentativi di Luigi XVI di attuare un colpo di Stato contro la nuova Assemblea costituente, il 14 luglio 1789 il popolo parigino insorse e diede l'assalto alla Bastiglia, il carcere per i detenuti politici e simbolo del potere assolutista.
A Parigi venne quindi insediato dal popolo in armi un nuovo governo municipale, con a capo Jean-Sylvain Bailly (1736-1793); la difesa della municipalità fu affidata a una Guardia nazionale, composta da borghesi e comandata dal nobile liberale Marie-Joseph La Fayette (1757-1834); come simbolo della rivoluzione venne adottata la coccarda tricolore (blu, bianca e rossa). Nei giorni successivi i moti rivoluzionari si estesero anche nelle province, dove gli intendenti regi vennero esautorati e l'esazione delle imposte sospesa; contemporaneamente nelle campagne esplose una gigantesca rivolta agraria (a cui viene dato il nome di "Grande paura"), con assalti ai castelli della nobiltà e ai conventi, distruzione dei dócumen-ti relativi alla proprietà della terra e ai diritti feudali, ed eccidi di aristocratici e proprietari terrieri.
Immediata conseguenza della "Grande paura" fu l'importante decisione presa il 4 agosto dall'Assemblea nazionale, di abolire alcuni privilegi feudali, e particolarmente le servitù personali o corvées.
Il 26 agosto 1789 l'Assemblea nazionale approvò poi la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che costituiva una completa affermazione delle libertà fondamentali dell'individuo (di pensiero, di parola, di stampa), dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e dei moderni principi costituzionali della divisione dei poteri e della sovranità popolare. Per diventare leggi operanti, le decisioni dell'assemblea necessitavano però dell'approvazione formale del re, sul quale 1l popolo pangino decise di fare pressioni con una grande marcia in massa verso Versailles (5-6 ottobre), durante la quale la reggia venne invasa e Luigi XVI costretto a dare la sua approvazione ai deliberati dell'Assemblea nazionale. La folla inoltre impose il trasferimento del re e dell'Assemblea a Parigi.
I provvedimenti dell'Assemblea nazionale costituente - L'Assemblea nazionale rimase in carica dal luglio 1789 al settembre 1791, ed oltre ai già citati "decreti di agosto" (ri-duzione dei diritti feudali e dichiarazione dei diritti), prese una serie di altri importanti provvedimenti legislativi, che segnarono giuridicamente il trapasso dall'ancien régime all'epoca nuova. Nel novembre 1789, su proposta del deputato-vescovo Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838), venne decretata la confisca dei beni del clero, per il controvalore dei quali furono emessi titoli di debito pubblico (gli "assegnati"). Il provvedimento aveva uno scopo puramente finanziario, ma finì per rivelare anche una grande efficacia politica, poiché i possessori di assegnati si sentirono vincolati alle sorti della rivoluzione e ne divennero strenui soste-nitori, anche nel tentativo di garantirsi il valore dei titoli di credito sempre più inflazionati.
Nel luglio 1790 venne approvata la costituzione civile del clero, con la quale lo Stato si assumeva le spese di culto ma nello stesso tempo imponeva un nuovo ordinamento alla Chiesa di Francia (autonomia dal papa, nomina elettiva dei vescovi e dei parroci), e obbligava il clero a prestare giuramento di fedeltà alla rivoluzione. Il provvedimento suscitò una forte opposizione soprattutto nelle gerarchie ecclesiastiche superiori, che si rifiutarono di prestare il prescritto giuramento (fenomeno dei "preti refrattari"). Si aprì in tal modo nel paese una questione religiosa, e mentre molti preti ed esponenti della nobiltà cercarono di rifugiarsi all'estero, lo stesso Luigi XVI concepì il progetto di espatriare per organizzare con le armi straniere l'abbattimento della rivoluzione. Il re tentò dunque la fuga nel giugno 1791, ma venne intercettato e ricondotto a Parigi, dove l'Assemblea nazionale lo sospese dalle sue funzioni per tre mesi. Il clamoroso avvenimento ebbe come conseguenza la grande manifestazione repubblicana del 17 luglio 1791 al Campo di Marte, che fu sanguinosamente repressa dalla Guardia nazionale. Nell'agosto 1790 l'Assemblea nazionale approvò una importante riforma amministrativa, che determinò la fine del sistema della venalità delle cariche e la completa autonomia del potere giudiziario, i cui membri divennero elettivi; venne inoltre istituita la giuria popolare nel processo penale.
Altri provvedimenti avviarono in campo economico un indirizzo moderatamente liberista (abolizione delle corporazio-ni), e vietarono le associazioni operaie.
L'attività dell'Assemblea nazionale ebbe culmine con l'ap-provazione, il 4 settembre 1791, della Costituzione. Oltre alla rivendicazione dei diritti naturali dell'individuo, e dell'u-guaglianza dei cittadini davanti alla legge, la Costituzione definiva un assetto istituzionale basato sulla divisione dei poteri: il potere esecutivo era assegnato al "re dei francesi", il quale era comunque soggetto alle leggi e non aveva dunque poteri assoluti; il potere legislativo era esercitato da una Assemblea legislativa, eletta con un sistema a doppio grado e a suffragio censitario. Il sistema si basava sul voto di tutti i cittadini maschi dotati di un censo minimo (coloro cioè che pagavano un'imposta pari ad almeno 3 giorni di lavoro), che designavano un gruppo più ristretto di grandi elettori (dotati di un censo maggiore), i quali a loro volta eleggevano i deputati. Con analogo sistema venivano eletti anche i membri della magistratura, a cui era affidato 1 potere giudiziario.
club politici - Con il raserimento del'Assemblea nazionale e del re a Parigi, nell'ottobre 1789, la capitale era divenuta il centro propulsore della rivoluzione. In essa acquistarono particolare importanza i cosiddetti club, associazioni private i cui membri si riunivano regolarmente per discutere di problemi politici. Si trattava di realta associative in rapida e continua evoluzione e trasformazione, tuttavia e opportuno ricordarne almeno i principali.
Nelle riunioni degli Stati Generali e quindi dell'Assemblea nazionale costituente, l'ala di sinistra era occupata dai giacobini (Società degli amici della Costituzione, la cui sede era in un convento dei frati di San Giacomo), perlopiù membri della borghesia intellettuale e da nobiltà illuminata, i cui principali esponenti erano Honoré-Gabriel Mirabeau (1749- 1791), La Fayette, Sieyès, Talleyrand. I giacobini avevano posizioni di tipo monarchico costituzionale, ma in seno al club vi era l'ala radicale, capeggiata dall'avvocato Maximilien de Robespierre (1758-1794), che intendeva dare allo Stato una base democratica a partire dall'introduzione del suffragio universale. Col prevalere delle posizioni più radicali, l'ala moderata del giacobini (La Fayette, Mirabeau) fondò nel 1791 un proprio club, detto dei foglianti (dal nome della sede presso un convento dell'Abbazia di Feuillant).
Alla Sinistra dei giacobini si schierano a partire dal 1790 i cordiglieri (Società degli amici dei diritti dell'uomo e del cittadino, che si riunivano presso i frati francescani detti anche cordiglieri, di orese Denton Cbi790) campi Desmoulins (1760-1794).
Più tardi, a partire dai tempi dell'Assemblea legislativa del 1791-1792, vennero detti girondini (in quanto provenienti per buona parte dal dipartimento della Gironda), i rappresentanti della maggioranza repubblicana, contrari tuttavia all'ideologia egualitaria espressa dalle masse popolari parigine (i "sanculotti"), che trovava invece espressione parlamentare nello schieramento dell'estrema sinistra dei monta-gnardi (così detti perché sedevano sui banchi più alti del-l'assemblea). La Montagna comprendeva gli esponenti più radicali dei giacobini e dei cordiglieri, tra i quali nel periodo della Convenzione repubblicana (1792-1795) si distinsero le frazioni estremiste degli arrabbiati, capitanati da Jacques Roux (1752-1793), e dei seguaci di Jacques-René Hébert (1757-1794) o hébertisti.
Le due potenze più vicine alla Francia, l'Austria dell'imperatore Leopoldo Il e la Prussia di Federico Guglielmo II si mostrarono particolarmente preoccupati dalla messa in discussione del potere regio, che i rivoluzionari francesi avevano dimostrato sancendo nell'ottobre 1789 la sospensione di re Luigi XVI. I due sovrani tedeschi furono inoltre oggetto di forti pressioni da parte della nobiltà francese emigrata e segnatamente dal conte di Provenza Carlo di Borbone, fratello del sovrano trancese (e futuro re Carlo X nel 1824-1830), il quale partecipò con Austria e Prussia al congresso di Pilinitz dell'agosto 1791, nel corso del quale fu stabilita una coalizione pronta ad intervenire con- tro la Francia rivoluzionaria.
I provvedimenti dell'Assemblea legislativa - L'Assemblea legislativa si riunì la prima volta il 1° ottobre 1791 e rimase in vigore fino al settembre del 1792. La maggioranza dell'assemblea spettava al gruppo moderato dei foglianti e ad un centro detto degli "indipendenti", dalle opinioni politiche poco precise; tuttavia l'iniziativa venne subito presa dalla attiva minoranza dei girondini, tra i quali spiccava la figura del giornalista Jacques-Pierre Brissot de Warville (1754-1793). Per affrontare la grave situazione politica inter-na, dove era viva la resistenza dei preti refrattari, e le minacce di intervento internazionale contro la Francia, l'Assemblea legislativa prese alcuni importanti e drastici prov-vedimenti: confisca dei beni degli emigrati che rifiutavano di rientrare in patria; divieto di esercitare il culto per i preti refrattari; decadenza dei diritti di successione al trono al conte di Provenza Carlo di Borbone, se non fosse rientrato in Francia. Il re cercò di contrastare i provvedimenti dell'Assemblea, ma poi si risolse a sostituire il governo fogliante con un nuovo governo di "brissottini" (seguaci di Brissot), probabilmente nella speranza che le posizioni più radicali di questi ultimi avrebbero fatto precipitare la situazione e accelerato l'intervento militare legittimista di Austria e Prussia. Il nuovo governo decise infatti di muovere una guerra preventiva, e nell'aprile 1792 dichiarò guerra all'Austria, con la quale si schierò subito la Prussia.
La guerra con l'Austria e l'arresto del re - La guerra fu inizialmente disastrosa per la Francia, che penetrò nei Paesi Bassi austriaci, in rivolta contro Vienna, ma fu subito costretta a ritirarsi dalle truppe coalizzate dei prussiani e del nuovo imperatore austriaco Francesco II d'Asburgo-Lorena (1792-1835; dal 1804 col nome di Francesco I d'Austria), che penetrarono profondamente nel territorio francese. Il malcontento per la condotta della guerra provocò a Parigi l'insurrezione del 10 agosto 1792, durante la quale venne assalito il palazzo reale delle Tuileries; sotto la pressione popolare dei sanculotti, l'Assemblea legislativa decise la deposizione e l'arresto di Luigi XVI, accusato di tradi-mento. Rimasto vacante il potere esecutivo, l'Assemblea legislativa nominò un Comitato esecutivo provvisorio presieduto dall'esponente dei cordiglieri George Danton, mentre indisse una Convenzione (o assemblea costituente) da eleg-gersi a suffragio universale per dare alla Francia una nuova costituzione. Nei giorni successivi il Comitato esecutivo provvisorio prese misure di estremo rigore, come l'istituzione di un Tribunale straordinario, la confisca dei beni degli emigrati, l'espulsione del clero refrattario, e intanto anche le masse parigine si mossero, invadendo le carceri cittadine per trucidare diverse centinaia di prigionieri politici accusati di tramare contro la rivoluzione (2-6 settembre 1792). Il governo provvisorio riuscì a riorganizzare l'esercito e a fermare l'avanzata austro-prussiana nel territorio francese, conseguendo l'importante vittoria di Valmy (sulla Marna, non lontano da Parigi) del 20 settembre 1792; nelle setti- sinistra del Reno, il Belgio, e le contee di Nizza e Savoia. mane successive i francesi avanzarono occupando la riva
I primi importanti atti della Convenzione furono la proclamazione della repubblica (22 settembre 1792), e la condanna a morte per tradimento di Luigi XVI, che venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793.
La morte del re portò alla costituzione di una prima coalizione antifrancese (vedi paragrafi seguenti) e alla ripresa della guerra esterna.
In Francia si accese anche la guerra civile, infatti alle agitazioni contro il carovivere dei sanculotti parigini, provocate dai disagi della guerra, si aggiunse a partire dal marzo 1793 la rivolta del dipartimento della Vandea, che rifiutava la coscrizione di massa decisa dalla Convenzione e subiva l'influenza della propaganda dei nobili filomonarchici e dei preti refrattari.: Per far fronte alla grave situazione interna, la Convenzione reagì con una serie di misure eccezionali: i11 6 aprile 1793 il governo girondino, giudicato non sufficientemente energico, fu affiancato da un Comitato di salute pubblica di nove membri presieduto da Danton; mentre su pressione della piazza venne istituito un calmiere sui prezzi del grano.
Estromessi di fatto dal potere a Parigi, i girondini cercarono di prendere il controllo delle province meridionali della Francia suscitando la rivolta contro la capitale ("rivolta federalista", iniziata nel giugno 1793), con il risultato di aumentare lo stato di confusione e di anarchia in cui versava il paese. A Parigi intanto i sanculotti parigini, incitati dalla sinistra montagnarda, circondarono il palazzo della Convenzione il 2 giugno 1793 e si fecero consegnare 29 deputati girondini, che furono tratti in arresto.
In questa situazione di guerra civile, il 25 giugno 1793 fu approvata dalla Convenzione e quindi sottoposta a un referendum la Costituzione dell'anno primo, che tuttavia non sarebbe mai entrata in vigore a causa della guerra in corso contro le potenze straniere. Si trattava di una costituzione e- stremamente avanzata sotto il profilo politico e sociale: vi si affermavano principi quali l'internazionalismo (fraternità tra i popoli), il diritto al lavoro, all'istruzione, all'assistenza, alla ribellione e "alla felicità". La forma istituzionale prevista era quella repubblicana con il potere esecutivo assegnato ad un governo (Consiglio) strettamente controllato dal Parlamen-to, il quale ultimo era da eleggersi ogni anno a suffragio universale maschile.
Il Terrore (settembre 1793 - luglio 1794) - Per far fronte alla guerra civile, nel luglio 1793 venne istituito un secondo Comitato di salute pubblica (di 14 membri tra esponenti della montagna e del centro o "palude"), che fu presieduto da Maximilien de Robespierre, il quale a partire dal settembre 1793 instaurò una spietato regime detto del "Terrore rivoluzionario".
". In base alla Legge dei sospetti, che consentiva l'arresto dei sospettati di mire controrivoluzionarie, fu scatenata una feroce campagna di repressione, e diverse migliaia di persone furono ghigliottinate, tra le quali l'ex regina Maria Antonietta, parecchi esponenti girondini e intellettuali quali il chimico Lavoisier e il poeta André Chénier. D'altro canto però furono prese importanti misure per migliorare la situazione delle classi popolari, come la vendita a piccoli lotti delle terre degli emigrati, l'estensione dei prezzi calmierati a tutti i generi di prima necessità, mentre per le necessità alimentari della capitale e dell'esercito vennero ordinate requisizioni granarie nelle campagne, delle quali fu incaricata una apposita milizia di sanculotti. Dai gruppi dell'estrema sinistra capeggiati da Hébert era partita anche una campagna di scristianizzazione; molte chiese vennero chiuse o trasformate in luoghi di riunione per i patrioti e di culto della "Dea Ragione", si incitarono i preti a sposarsi, si cercò di sostituire il culto dei santi con quello dei martiri della rivoluzione. L'avvento di una nuova epoca fu marcato anche dall'istituzione del calendario rivoluzionario, che fu fatto partire dal 22 settembre 1792 (giorno di proclamazione della repubblica), ed i cui mesi presero il nome da manifestazioni della natura: vendemmiaio, brumaio, frimaio, nevoso, piovo-so, ventoso, germinale, florile, pratile, messidoro, termidoro, fruttidoro; il calendario rimase in vigore fino a tutto il 1805. • La risoluta azione di Robespierre e del Comitato di salute pubblica ebbe il merito di salvare la Francia dalla rivolta interna e dall'invasione straniera. Venne infatti repressa con brutale energia la rivolta della Vandea e quella federalista, il giovane capitano Napoleone Bonaparte si segnalò per la riconquista di Tolone, che era caduta in mano inglese, mentre le truppe della prima coalizione antifrancese furono cacciate fuori dai confini nazionali. Il miglioramento della situazione militare e dell'ordine pubblico consentirono a Robespierre di liberarsi dell'estrema sinistra hébertista, che faceva pesare sul governo la costante minaccia dell'intervento popolare, e degli "indulgenti" di Danton, che invece chiedevano la fine del regime straordinario del Terrore e il ripristino delle libertà costituzionali; tra marzo e aprile 1794 gli oppositori furono dunque arrestati e ghigliottinati, mentre la fine dell'appoggio popolare a Robespierre portò nei mesi seguenti a una drammatica ed indiscriminata intensificazione del Terrore. A porre fine al regime di Robespierre fu il colpo di Stato di termidoro (nella notte tra il 26 e il 27 luglio 1794) organizzato dal presidente della Convenzione Collot D'Herbois e da alcuni membri dello stesso Comitato di salute pubblica Jean-Nicolas Billaud-Varenne e Bertrand Barère). Ro-bespierre e i suoi principali collaboratori, Saint-Just e Georges Chouthon, furono arrestati e giustiziati. La normalizzazione termidoriana e la Costituzione dell'anno terzo - Dopo la caduta di Robespierre la Convenzione cercò di riportare alla normalità il paese, smantellando il regime del terrore (soppressione dei tribunali rivo-luzionari, abolizione delle leggi speciali sui sospetti, riduzione dei poteri del Comitato di salute pubblica), e abolendo gradualmente il sistema dei vincoli e dei controlli economici (essenzialmente il calmiere dei prezzi). La fine dell'economia regolata portò a un vertiginoso aumento dei prezzi, che provocò nella primavera del 1795 numerose sollevazioni delle popolazioni urbane; e la normalizzazione politica diede inoltre spazio ai realisti, i quali scatenarono a Parigi e nelle province un'ondata di cosiddetto "Terrore bianco" contro i giacobini.
In sintonia con gli orientamenti più moderati dell'opinione pubblica, la Costituzione del 1793 non venne messa in vigore, venne invece approvata la nuova Costituzione dell'anno terzo (agosto 1795). Con la nuova carta costituzionale si ripristinarono i criteri censitari per l'elettorato, onde garantire il predominio dei ceti abbienti, il potere esecutivo venne assegnato a un Direttorio di cinque membri, e quello legislativo a un parlamento bicamerale, composto da un Consiglio dei Cinquecento (per la discussione delle leggi) e da un Consiglio degli anziani (che varava o respingeva le leggi). Per evitare che il nuovo parlamento repubblicano cadesse in mano ai realisti, la Convenzione completò le norme costituzionali con il cosiddetto "decreto dei due terzt", in base ai quale appunto i due terzi delle nuove camere! dovevano obbligatoriamente essere eletti tra i deputati uscenti (di sicura fede repubblicana); il provvedimento scatenò una insurrezione filomonarchica 4 vendemmiaio, 5 ottobre 1795), che minacciò il palazzo della Convenzione ma fu repressa dalle truppe di Bonaparte.
La guerra contro la "prima coalizione antifrancese" (1793-1795) - La guerra della Francia rivoluzionaria contro l'Austria e la Prussia, iniziata nel 1792, assunse dimensioni europee nel 1793, quando anche Olanda, Spagna, Portogal-lo, Inghilterra e numerosi Stati tedeschi e italiani entrarono a far parte della "prima coalizione antifrancese" (1793-1797). La coalizione, oltre a sostenere economicamente le rivolte della Vandea e quella endemica della Corsica (riesplosa nell'aprile 1793 sotto la guida di Pasquale Paoli), occupò per qualche mese alcune città del meridione francese, ma con l'avvento di Robespierre e la riorganizzazione dell'esercito popolare, gli stranieri furono cacciati dalla Francia, che anzi nel 1794 penetrò profondamente in Olanda, in Germania (occupazione della riva sinistra del Reno), e nei Paesi Bassi asburgici. Nel 1795 furono dunque firmati i trattati che posero fine per il momento al conflitto: la pace di Basilea (5 aprile), con Spagna e Prussia, riconobbe l'occupazione francese della riva sinistra del Reno, mentre la Spagna cedette alla Francia la parte orientale dell'isola di Hispaniola nelle Antil-le; la pace dell'Aja (16 maggio) sancì la presenza di truppe francesi sul territorio dell'Olanda, che fu ribattezzata Repubfica batava, e trasformò i propri ordinamenti in senso democratico.
lAustria, IInghilterra e il Regno di Sardegna rimasero in stato di guerra contro la Francia.
Il Direttorio fu chiamato ad affrontare la crisi finanziaria determinata dalla guerra e il potere crescente dei filomonar-chici. Si ebbe inoltre una ripresa del movimento giacobino, che ebbe culmine nella "congiura degli eguali" della primavera 1796, una cospirazione di orientamento comunista organizzata senza successo a Parigi da François-Noël Babeuf (1760-1797) e Filippo Buonarroti (1761-1837).
Nel 1797 si tennero dunque nuove elezioni parlamentari, che furono vinte abbastanza nettamente dai monarchici; Barras e alcuni altri membri del Direttorio, appoggiati dall'e-sercito, decisero allora di mettere in atto il colpo di Stato di fruttidoro (4 settembre 1797), che annullò i risultati elettorali e pose fine alla legalità, determinando la soggezione del potere politico a quello militare.
La campagna d'Italia (1796-1797) - Nel 1796 la Francia decise di dare un colpo decisivo all'Austria, con la quale persisteva lo stato di guerra, inviando contro gli Asburgo un grosso esercito guidato dai generali Jean-Victor Moreau e Jean-Baptiste Jourdan. Per creare un diversivo e tenere impegnate le armate austriache, fu anche organizzata una campagna militare in Italia, la cui guida fu affidata a Napoleone Bonaparte (1769-1821), da poco nominato generale. Mentre le truppe francesi trovarono grandi difficoltà in Germania e furono costrette a ritirarsi Oltre il Reno, la campagna d'Italia di Napoleone fece registrare rapidi e clamorosi successi, facendo dell'Italia il centro nevralgico dell'offensiva contro l'Austria. Napoleone infatti ottenne una agevole vittoria contro il Regno di Sardegna, che fu costretto all'ar-mistizio di Cherasco (28 aprile 1796) e poi alla pace di Parigi (15 maggio 1796), con la quale la Francia ottenne Nizza e la Savoia; i francesi avanzarono quindi in Lombardia sconfiggendo le truppe austriache e conquistando Milano il 15 maggio 1796. Nei mesi successivi furono occupati anche i ducati padani e il porto toscano di Livorno, mentre papa Pio VI fu costretto con la pace di Tolentino del 19 febbraio 1797 a cedere Bologna, Ferrara e parte delle Romagne, occupate dalle truppe francesi. Nel febbraio 1797 cadde dunque Mantova, ultima roccaforte degli austriaci in Lombardia, e i francesi violarono la sovranità della Repubblica di Venezia, occupandone il territorio per puntare verso l'Austria, che fu costretta a firmare i preliminari di Leoben (18 aprile 1797) e quindi la pace di Campoformio (17 ottobre 1797). Con il trattato di pace l'Austria riconobbe le conquiste francesi in Belgio (Paesi Bassi asburgici) e nell'Italia settentrionale, e fu compensata con l'annessione della Repubblica di Venezia.
La Francia assunse dunque la completa egemonia in Italia (vedi paragrafi successivi).
La spedizione di Napoleone in Egitto - Dopo la pace di Campoformio, soltanto l'Inghilterra restava irriducibilmente in stato di guerra contro la Francia. La superiorità britannica sui mari escludeva ogni possibilità di attacco diretto da parte della Francia, che ripiegò dunque su una spedizione militare in Egitto, nel tentativo di costituirsi un ponte per intervenire in India e minacciare gli interessi commerciali inglesi nella regione, cuore dell'Impero britan-nico. A capo della spedizione in Africa si pose Napoleone, che sbarcato in Egitto nell'estate del 1798 sconfisse la resistenza locale nella battaglia delle Piramidi (21 luglio 1798); pochi giorni dopo però, la flotta francese fu distrutta nella baia di Abukir dal contrammiraglio inglese Horatio Nelson, mentre entrò in guerra contro la Francia anche la Turchia, che aveva la sovranità sull'Egitto. La conquista dell'Egitto divenne così una impresa assai più difficile di quanto sembrasse in un primo momento, facendo dunque sfumare l'obbiettivo strategico di insidiare le vie commerciali britanniche; Napoleone tuttavia aveva rinforzato la sua fama di condottiero ed era pronto a utilizzarla per divenire protagonista del nuovo corso politico francese. Dopo aver lasciato il comando delle operazioni in Egitto a Jean-Baptiste Kléber, Napoleone ritornò dunque in Francia nell'ottobre 1799.
Il colpo di Stato del 18 brumaio - Nel 1799 la situazione interna della Francia era estremamente instabile.
Il Direttorio aveva annullato d'autorità le nuove elezioni che avevano dato la maggioranza alla Sinistra "neogiacobina" , e anche la Destra monarchica rialzava la testa. Nelle campagne intanto imperversava la chouannerie, un'ondata di banditismo contadino così chiamata dal soprannome del fuorilégge Jean Cattereau, detto "chat-huant" (il gufo). A questo si aggiungeva la costituzione di una seconda coalizione antifrancese tra le potenze europee, che minacciava gli interessi francesi in Italia e lungo il Reno.
L'abate Sieyès concepì allora un progetto di svolta autori-taria, si accordò con Napoleone che gli assicurò l'appoggio delle armate a lui fedeli, e insieme realizzarono il colpo di Stato del 18 brumaio dell'anno VII (9 novembre 1799).
Col falso pretesto di una congiura giacobina, il parlamento venne posto sotto scorta militare, parecchi deputati vennero cacciati, mentre i rimanenti vennero trasferiti nei sobborghi di Parigi, dove votarono la consegna del potere ai tre consoli Roger Ducos (1747-1810), Emmanuel-Joseph Sieyès e Napoleone Bonaparte, che ben presto assunse le redini del consolato.
La prima di queste repubbliche "sorelle" (come venivano definite dai francesi) fu la Repubblica batava (Olanda), nata nel 1795 e successivamente trasformata in regno nel 1806, ma sempre sotto il diretto controllo francese. Nel 1798 naque la Repubblica elvetica, un organismo accentrato imposto dalle armate francesi alla Confederazione svizzera, che fu privata della Valtellina, assegnata alla repubblica sorella sorta in Italia. Nel 1803 la Svizzera ritornò all'ordinamento federale, ma sempre sotto lo stretto controllo francese.
Grande importanza ebbero poi le repubbliche createsi in occasione della campagna d'Italia napoleonica, che risvegliarono la coscienza politica degli italiani e costituirono il punto di partenza ideale del Risorgimento.
Il triennio repubblicano in Italia (1797-1799) - Nell'Italia occupata dai francesi la Prima repubblica "sorella" ad essere costituita fu la Cispadana, proclamata il 27 dicembre 1796 dai deputati delle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, che adottarono come simbolo il tricolore bianco, rosso e verde. I territori della Cispadana vennero aggregati pochi mesi dopo alla Repubblica cisalpina, creata a Milano nel maggio 1797, e poi ingranditasi con le ex province veneziane di Brescia, Bergamo, Crema (cedute con la pace di Campoformio), e con la Valtellina, sottratta alla Svizzera. Nel giugno 1797 anche gli ordinamenti della Repubblica di Genova, ribattezzata Repubblica ligure, vennero riformati in senso democratico. Rimase invece ai sovrani di Borbone il ducato di Parma.
Nel 1798 le truppe francesi completarono l'occupazione dello Stato della Chiesa, deportando in Francia Pio VI, mentre nella capitale pontificia venne proclamata nel febbraio 1798 la Repubblica romana.
In seguito al tentativo del sovrano di Napoli Ferdinando IV di invadere il Lazio, le truppe francesi guidate dal generale Jean-Antoine-Étienne Championnet, dilagarono nell'Italia meridionale, dove nel gennaio 1799 fu costituita la Repubblica partenopea (o Napoletana), mentre Ferdinando IV di Borbone si rifugiò in Sicilia sotto la protezione inglese.
La stretta dipendenza dalla Francia (che si era annessa anche Piemonte e Toscana), e i pesanti tributi imposti alle popolazioni italiane, resero assai fragile la vita delle repubbliche sorelle nella penisola. Numerose furono infatti le sollevazioni popolari, spesso ispirate dal legittimismo o dal san-fedismo; la rivolta divenne quindi generale tra la primavera e l'estate del 1799, in coincidenza con l'avanzata in Italia dell'esercito austro-russo della seconda coalizione antifrancese che in poco tempo pose fine alla breve esperienza delle repubbliche giacobine in Italia.
Particolarmente drammatici furono gli eventi nel Napole-tano, dove la repubblica tu spazzata via dal sanguinoso esercito sanfedista del cardinale Fabrizio Ruffo e dalle truppe inglesi, mentre Ferdinando IV consumo la sua vendetta mandando a morte decine di patrioti, tra i quali l'ammira-glio Francesco Caracciolo, il medico Domenico Cirillo, il giurista Mario Pagano, lo storico Francesco Conforti e la scrittrice Eleonora Fonseca Pimentel.
La Rivoluzione francese apre dunque, in questo senso, un'epoca non ancora conclusa, che condivide e cerca con difficoltà di realizzare quegli ideali rivoluzionari di libertà, uguaglianza e fraternità.
LE CAUSE DELLA RIVOLUZIONE
Alla vigilia della rivoluzione la Francia era un paese profondamente minato nel suo tessuto politico e sociale; gli eventi rivoluzionari furono dunque il punto culminante di un processo di disgregazione del regime iniziato da tempo, le cui cause - fortemente intrecciate tra loro - erano schematicamente le seguenti.Cause politiche: cioè la crisi dell'assolutismo monarchi-co, assediato dai corpi rappresentativi della nobiltà (i parla-menti), in una contesa che portava alla paralisi dello Stato e quindi all'impossibilità di riforme nel senso del "dispotismo illuminato" (riforma amministrativa e del sistema fiscale, stabilizzazione del bilancio pubblico) e impediva riforme di tipo costituzionale alla maniera inglese per l'opposizione del re Luigi XVI.
Cause sociali: cioè le profonde ingiustizie sociali legate ai privilegi di cúi godevano i due ceti superiori del clero (circa 130.000 persone su una popolazione totale di 26 milioni di francesi), e della nobiltà (350.000 persone), che: • - possedevano gran parte della terra coltivabile; - esercitavano un saldo controllo sulle alte cariche dello Stato, dell'esercito, della magistratura; - erano esenti dalla maggior parte dei carichi fiscali. Di contro il principale onere fiscale ricadeva sul ceto senza diritti politici denominato "terzo stato" ", la cui parte superiore era costituito dalla ricca borghesia agraria, fi-nanziaria, delle professioni, mentre la grande maggioranza (oltre 20 milioni di francesi) costituiva il popolo minuto urbano degli artigiani e la grande massa rurale dei contadini piccoli proprietari indebitati.
Cause economiche e finanziarie: dovute essenzialmente all'aggravamento della miseria contadina e del popolo minuto urbano a seguito di fenomeni congiunturali, quali una lunga crisi produttiva e di mercato iniziata intorno al 1785, che colpì settori chiave come la viticoltura e le manifatture tessili, e lo scarsissimo raccolto granario del 1788. A ciò si deve aggiungere la rovina finanziaria dello Stato, dovuta al disordine amministrativo, alle eccessive spese della monarchia, alla limitatezza dei ceti, e quindi delle risorse, colpiti dal prelievo fiscale.
DAGLI STATI GENERALI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE (1789-1791)
Gli Stati generali - Gli Stati generali erano un'antica assemblea straordinaria dei rappresentanti di clero, nobiltà e terzo stato, che veniva saltuariamente riunito per richiedere l'espresso consenso all'operato del sovrano. L'assemblea era dunque un organo meramente consultivo, e comunque i suoi reali poteri, così come le modalità di elezione dei rappresentanti e le procedure di formazione delle decisioni non erano precisamente codificate; prevaleva comunque la consuetudine del voto per ceto, che assegnava dunque a nobiltà e clero, gruppi sociali molto più omogenei e ristretti, la preminenza sul parere del vasto terzo stato.Nel 1788 Jacques Necker, da poco richiamato al potere, convinse Luigi XVI a convocare gli Stati generali (che non si riunivano dal 1615), come estremo tentativo per trovare sbocco alle necessità di riforma fiscale e amministrativa bloccate dai Parlamenti nobiliari. Come avveniva tradizionalmen-te, nei mesi successivi i francesi affidarono i loro cabiers de doléance (raccolte di lagnanze) ai 1165 deputati eletti, che vennero quindi riuniti presso la reggia di Versailles il 5 maggio 1789, per l'apertura degli Stati generali alla presenza del re.
I rappresentanti del terzo stato (578 deputati, tra i quali prevalevano gli avvocati, i grandi borghesi, esponenti illuminati della nobiltà ma nessun contadino) contestarono il sistema di voto per ceto e non "per testa", , e per protesta si riunirono il 17 giugno nella sala della Pallacorda, dove su proposta dell'abate Emmanuel-Joseph Sieyès (1748-1836, un nobile liberale, si costituirono in Assemblea nazionale, e quindi giurarono (20 giugno "giuramento della pallacor-da") di non separarsi fino a che non avessero dato alla Francia una nuova costituzione. Luigi XVI cercò di imporsi, ma di fronte all'atteggiamento risoluto dei deputati del terzo stato, invitò anche la nobiltà e il clero a unirsi all'assemblea, che assunse allora il nome di Assemblea nazionale costituente (9 luglio 1789).
Le giornate rivoluzionarie - Per sventare i tentativi di Luigi XVI di attuare un colpo di Stato contro la nuova Assemblea costituente, il 14 luglio 1789 il popolo parigino insorse e diede l'assalto alla Bastiglia, il carcere per i detenuti politici e simbolo del potere assolutista.
A Parigi venne quindi insediato dal popolo in armi un nuovo governo municipale, con a capo Jean-Sylvain Bailly (1736-1793); la difesa della municipalità fu affidata a una Guardia nazionale, composta da borghesi e comandata dal nobile liberale Marie-Joseph La Fayette (1757-1834); come simbolo della rivoluzione venne adottata la coccarda tricolore (blu, bianca e rossa). Nei giorni successivi i moti rivoluzionari si estesero anche nelle province, dove gli intendenti regi vennero esautorati e l'esazione delle imposte sospesa; contemporaneamente nelle campagne esplose una gigantesca rivolta agraria (a cui viene dato il nome di "Grande paura"), con assalti ai castelli della nobiltà e ai conventi, distruzione dei dócumen-ti relativi alla proprietà della terra e ai diritti feudali, ed eccidi di aristocratici e proprietari terrieri.
Immediata conseguenza della "Grande paura" fu l'importante decisione presa il 4 agosto dall'Assemblea nazionale, di abolire alcuni privilegi feudali, e particolarmente le servitù personali o corvées.
Il 26 agosto 1789 l'Assemblea nazionale approvò poi la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che costituiva una completa affermazione delle libertà fondamentali dell'individuo (di pensiero, di parola, di stampa), dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e dei moderni principi costituzionali della divisione dei poteri e della sovranità popolare. Per diventare leggi operanti, le decisioni dell'assemblea necessitavano però dell'approvazione formale del re, sul quale 1l popolo pangino decise di fare pressioni con una grande marcia in massa verso Versailles (5-6 ottobre), durante la quale la reggia venne invasa e Luigi XVI costretto a dare la sua approvazione ai deliberati dell'Assemblea nazionale. La folla inoltre impose il trasferimento del re e dell'Assemblea a Parigi.
I provvedimenti dell'Assemblea nazionale costituente - L'Assemblea nazionale rimase in carica dal luglio 1789 al settembre 1791, ed oltre ai già citati "decreti di agosto" (ri-duzione dei diritti feudali e dichiarazione dei diritti), prese una serie di altri importanti provvedimenti legislativi, che segnarono giuridicamente il trapasso dall'ancien régime all'epoca nuova. Nel novembre 1789, su proposta del deputato-vescovo Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838), venne decretata la confisca dei beni del clero, per il controvalore dei quali furono emessi titoli di debito pubblico (gli "assegnati"). Il provvedimento aveva uno scopo puramente finanziario, ma finì per rivelare anche una grande efficacia politica, poiché i possessori di assegnati si sentirono vincolati alle sorti della rivoluzione e ne divennero strenui soste-nitori, anche nel tentativo di garantirsi il valore dei titoli di credito sempre più inflazionati.
Nel luglio 1790 venne approvata la costituzione civile del clero, con la quale lo Stato si assumeva le spese di culto ma nello stesso tempo imponeva un nuovo ordinamento alla Chiesa di Francia (autonomia dal papa, nomina elettiva dei vescovi e dei parroci), e obbligava il clero a prestare giuramento di fedeltà alla rivoluzione. Il provvedimento suscitò una forte opposizione soprattutto nelle gerarchie ecclesiastiche superiori, che si rifiutarono di prestare il prescritto giuramento (fenomeno dei "preti refrattari"). Si aprì in tal modo nel paese una questione religiosa, e mentre molti preti ed esponenti della nobiltà cercarono di rifugiarsi all'estero, lo stesso Luigi XVI concepì il progetto di espatriare per organizzare con le armi straniere l'abbattimento della rivoluzione. Il re tentò dunque la fuga nel giugno 1791, ma venne intercettato e ricondotto a Parigi, dove l'Assemblea nazionale lo sospese dalle sue funzioni per tre mesi. Il clamoroso avvenimento ebbe come conseguenza la grande manifestazione repubblicana del 17 luglio 1791 al Campo di Marte, che fu sanguinosamente repressa dalla Guardia nazionale. Nell'agosto 1790 l'Assemblea nazionale approvò una importante riforma amministrativa, che determinò la fine del sistema della venalità delle cariche e la completa autonomia del potere giudiziario, i cui membri divennero elettivi; venne inoltre istituita la giuria popolare nel processo penale.
Altri provvedimenti avviarono in campo economico un indirizzo moderatamente liberista (abolizione delle corporazio-ni), e vietarono le associazioni operaie.
L'attività dell'Assemblea nazionale ebbe culmine con l'ap-provazione, il 4 settembre 1791, della Costituzione. Oltre alla rivendicazione dei diritti naturali dell'individuo, e dell'u-guaglianza dei cittadini davanti alla legge, la Costituzione definiva un assetto istituzionale basato sulla divisione dei poteri: il potere esecutivo era assegnato al "re dei francesi", il quale era comunque soggetto alle leggi e non aveva dunque poteri assoluti; il potere legislativo era esercitato da una Assemblea legislativa, eletta con un sistema a doppio grado e a suffragio censitario. Il sistema si basava sul voto di tutti i cittadini maschi dotati di un censo minimo (coloro cioè che pagavano un'imposta pari ad almeno 3 giorni di lavoro), che designavano un gruppo più ristretto di grandi elettori (dotati di un censo maggiore), i quali a loro volta eleggevano i deputati. Con analogo sistema venivano eletti anche i membri della magistratura, a cui era affidato 1 potere giudiziario.
club politici - Con il raserimento del'Assemblea nazionale e del re a Parigi, nell'ottobre 1789, la capitale era divenuta il centro propulsore della rivoluzione. In essa acquistarono particolare importanza i cosiddetti club, associazioni private i cui membri si riunivano regolarmente per discutere di problemi politici. Si trattava di realta associative in rapida e continua evoluzione e trasformazione, tuttavia e opportuno ricordarne almeno i principali.
Nelle riunioni degli Stati Generali e quindi dell'Assemblea nazionale costituente, l'ala di sinistra era occupata dai giacobini (Società degli amici della Costituzione, la cui sede era in un convento dei frati di San Giacomo), perlopiù membri della borghesia intellettuale e da nobiltà illuminata, i cui principali esponenti erano Honoré-Gabriel Mirabeau (1749- 1791), La Fayette, Sieyès, Talleyrand. I giacobini avevano posizioni di tipo monarchico costituzionale, ma in seno al club vi era l'ala radicale, capeggiata dall'avvocato Maximilien de Robespierre (1758-1794), che intendeva dare allo Stato una base democratica a partire dall'introduzione del suffragio universale. Col prevalere delle posizioni più radicali, l'ala moderata del giacobini (La Fayette, Mirabeau) fondò nel 1791 un proprio club, detto dei foglianti (dal nome della sede presso un convento dell'Abbazia di Feuillant).
Alla Sinistra dei giacobini si schierano a partire dal 1790 i cordiglieri (Società degli amici dei diritti dell'uomo e del cittadino, che si riunivano presso i frati francescani detti anche cordiglieri, di orese Denton Cbi790) campi Desmoulins (1760-1794).
Più tardi, a partire dai tempi dell'Assemblea legislativa del 1791-1792, vennero detti girondini (in quanto provenienti per buona parte dal dipartimento della Gironda), i rappresentanti della maggioranza repubblicana, contrari tuttavia all'ideologia egualitaria espressa dalle masse popolari parigine (i "sanculotti"), che trovava invece espressione parlamentare nello schieramento dell'estrema sinistra dei monta-gnardi (così detti perché sedevano sui banchi più alti del-l'assemblea). La Montagna comprendeva gli esponenti più radicali dei giacobini e dei cordiglieri, tra i quali nel periodo della Convenzione repubblicana (1792-1795) si distinsero le frazioni estremiste degli arrabbiati, capitanati da Jacques Roux (1752-1793), e dei seguaci di Jacques-René Hébert (1757-1794) o hébertisti.
IL PERIODO DELL'ASSEMBLEA LEGISLATIVA
La reazione delle potenze alla rivoluzione - La fase monarchico costituzionale della Rivoluzione francese fu accolta con generale favore dalle classi colte europee, e i principi della rivoluzione furono salutati come l'inizio di un'era nuova anche da parecchi tra i più prestigiosi intellettuali europei, primo fra tutti il filosofo tedesco Immanuel Kant. I governi assoluti europei temettero però da subito il contagio delle idee rivoluzionarie e misero in atto severe misure di polizia, per controllare e perseguire l'attività dei gruppi e dei giornali filofrancesi.Le due potenze più vicine alla Francia, l'Austria dell'imperatore Leopoldo Il e la Prussia di Federico Guglielmo II si mostrarono particolarmente preoccupati dalla messa in discussione del potere regio, che i rivoluzionari francesi avevano dimostrato sancendo nell'ottobre 1789 la sospensione di re Luigi XVI. I due sovrani tedeschi furono inoltre oggetto di forti pressioni da parte della nobiltà francese emigrata e segnatamente dal conte di Provenza Carlo di Borbone, fratello del sovrano trancese (e futuro re Carlo X nel 1824-1830), il quale partecipò con Austria e Prussia al congresso di Pilinitz dell'agosto 1791, nel corso del quale fu stabilita una coalizione pronta ad intervenire con- tro la Francia rivoluzionaria.
I provvedimenti dell'Assemblea legislativa - L'Assemblea legislativa si riunì la prima volta il 1° ottobre 1791 e rimase in vigore fino al settembre del 1792. La maggioranza dell'assemblea spettava al gruppo moderato dei foglianti e ad un centro detto degli "indipendenti", dalle opinioni politiche poco precise; tuttavia l'iniziativa venne subito presa dalla attiva minoranza dei girondini, tra i quali spiccava la figura del giornalista Jacques-Pierre Brissot de Warville (1754-1793). Per affrontare la grave situazione politica inter-na, dove era viva la resistenza dei preti refrattari, e le minacce di intervento internazionale contro la Francia, l'Assemblea legislativa prese alcuni importanti e drastici prov-vedimenti: confisca dei beni degli emigrati che rifiutavano di rientrare in patria; divieto di esercitare il culto per i preti refrattari; decadenza dei diritti di successione al trono al conte di Provenza Carlo di Borbone, se non fosse rientrato in Francia. Il re cercò di contrastare i provvedimenti dell'Assemblea, ma poi si risolse a sostituire il governo fogliante con un nuovo governo di "brissottini" (seguaci di Brissot), probabilmente nella speranza che le posizioni più radicali di questi ultimi avrebbero fatto precipitare la situazione e accelerato l'intervento militare legittimista di Austria e Prussia. Il nuovo governo decise infatti di muovere una guerra preventiva, e nell'aprile 1792 dichiarò guerra all'Austria, con la quale si schierò subito la Prussia.
La guerra con l'Austria e l'arresto del re - La guerra fu inizialmente disastrosa per la Francia, che penetrò nei Paesi Bassi austriaci, in rivolta contro Vienna, ma fu subito costretta a ritirarsi dalle truppe coalizzate dei prussiani e del nuovo imperatore austriaco Francesco II d'Asburgo-Lorena (1792-1835; dal 1804 col nome di Francesco I d'Austria), che penetrarono profondamente nel territorio francese. Il malcontento per la condotta della guerra provocò a Parigi l'insurrezione del 10 agosto 1792, durante la quale venne assalito il palazzo reale delle Tuileries; sotto la pressione popolare dei sanculotti, l'Assemblea legislativa decise la deposizione e l'arresto di Luigi XVI, accusato di tradi-mento. Rimasto vacante il potere esecutivo, l'Assemblea legislativa nominò un Comitato esecutivo provvisorio presieduto dall'esponente dei cordiglieri George Danton, mentre indisse una Convenzione (o assemblea costituente) da eleg-gersi a suffragio universale per dare alla Francia una nuova costituzione. Nei giorni successivi il Comitato esecutivo provvisorio prese misure di estremo rigore, come l'istituzione di un Tribunale straordinario, la confisca dei beni degli emigrati, l'espulsione del clero refrattario, e intanto anche le masse parigine si mossero, invadendo le carceri cittadine per trucidare diverse centinaia di prigionieri politici accusati di tramare contro la rivoluzione (2-6 settembre 1792). Il governo provvisorio riuscì a riorganizzare l'esercito e a fermare l'avanzata austro-prussiana nel territorio francese, conseguendo l'importante vittoria di Valmy (sulla Marna, non lontano da Parigi) del 20 settembre 1792; nelle setti- sinistra del Reno, il Belgio, e le contee di Nizza e Savoia. mane successive i francesi avanzarono occupando la riva
IL PERIODO DELLA CONVENZIONE
I provvedimenti della Convenzione - La Convenzione si riunì il 20 settembre 1792 (e rimase in vigore fino al 26 ottobre 1795). La nuova assemblea era dominata dai giron-dini, ma un grande peso politico aveva anche l'estrema sinistra dei montagnardi, tra i quali spiccavano le personalità di Robespierre, Jean-Paul Marat (1743-1793) e Louis-Antoine Saint-Just (1767-1794).I primi importanti atti della Convenzione furono la proclamazione della repubblica (22 settembre 1792), e la condanna a morte per tradimento di Luigi XVI, che venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793.
La morte del re portò alla costituzione di una prima coalizione antifrancese (vedi paragrafi seguenti) e alla ripresa della guerra esterna.
In Francia si accese anche la guerra civile, infatti alle agitazioni contro il carovivere dei sanculotti parigini, provocate dai disagi della guerra, si aggiunse a partire dal marzo 1793 la rivolta del dipartimento della Vandea, che rifiutava la coscrizione di massa decisa dalla Convenzione e subiva l'influenza della propaganda dei nobili filomonarchici e dei preti refrattari.: Per far fronte alla grave situazione interna, la Convenzione reagì con una serie di misure eccezionali: i11 6 aprile 1793 il governo girondino, giudicato non sufficientemente energico, fu affiancato da un Comitato di salute pubblica di nove membri presieduto da Danton; mentre su pressione della piazza venne istituito un calmiere sui prezzi del grano.
Estromessi di fatto dal potere a Parigi, i girondini cercarono di prendere il controllo delle province meridionali della Francia suscitando la rivolta contro la capitale ("rivolta federalista", iniziata nel giugno 1793), con il risultato di aumentare lo stato di confusione e di anarchia in cui versava il paese. A Parigi intanto i sanculotti parigini, incitati dalla sinistra montagnarda, circondarono il palazzo della Convenzione il 2 giugno 1793 e si fecero consegnare 29 deputati girondini, che furono tratti in arresto.
In questa situazione di guerra civile, il 25 giugno 1793 fu approvata dalla Convenzione e quindi sottoposta a un referendum la Costituzione dell'anno primo, che tuttavia non sarebbe mai entrata in vigore a causa della guerra in corso contro le potenze straniere. Si trattava di una costituzione e- stremamente avanzata sotto il profilo politico e sociale: vi si affermavano principi quali l'internazionalismo (fraternità tra i popoli), il diritto al lavoro, all'istruzione, all'assistenza, alla ribellione e "alla felicità". La forma istituzionale prevista era quella repubblicana con il potere esecutivo assegnato ad un governo (Consiglio) strettamente controllato dal Parlamen-to, il quale ultimo era da eleggersi ogni anno a suffragio universale maschile.
Il Terrore (settembre 1793 - luglio 1794) - Per far fronte alla guerra civile, nel luglio 1793 venne istituito un secondo Comitato di salute pubblica (di 14 membri tra esponenti della montagna e del centro o "palude"), che fu presieduto da Maximilien de Robespierre, il quale a partire dal settembre 1793 instaurò una spietato regime detto del "Terrore rivoluzionario".
". In base alla Legge dei sospetti, che consentiva l'arresto dei sospettati di mire controrivoluzionarie, fu scatenata una feroce campagna di repressione, e diverse migliaia di persone furono ghigliottinate, tra le quali l'ex regina Maria Antonietta, parecchi esponenti girondini e intellettuali quali il chimico Lavoisier e il poeta André Chénier. D'altro canto però furono prese importanti misure per migliorare la situazione delle classi popolari, come la vendita a piccoli lotti delle terre degli emigrati, l'estensione dei prezzi calmierati a tutti i generi di prima necessità, mentre per le necessità alimentari della capitale e dell'esercito vennero ordinate requisizioni granarie nelle campagne, delle quali fu incaricata una apposita milizia di sanculotti. Dai gruppi dell'estrema sinistra capeggiati da Hébert era partita anche una campagna di scristianizzazione; molte chiese vennero chiuse o trasformate in luoghi di riunione per i patrioti e di culto della "Dea Ragione", si incitarono i preti a sposarsi, si cercò di sostituire il culto dei santi con quello dei martiri della rivoluzione. L'avvento di una nuova epoca fu marcato anche dall'istituzione del calendario rivoluzionario, che fu fatto partire dal 22 settembre 1792 (giorno di proclamazione della repubblica), ed i cui mesi presero il nome da manifestazioni della natura: vendemmiaio, brumaio, frimaio, nevoso, piovo-so, ventoso, germinale, florile, pratile, messidoro, termidoro, fruttidoro; il calendario rimase in vigore fino a tutto il 1805. • La risoluta azione di Robespierre e del Comitato di salute pubblica ebbe il merito di salvare la Francia dalla rivolta interna e dall'invasione straniera. Venne infatti repressa con brutale energia la rivolta della Vandea e quella federalista, il giovane capitano Napoleone Bonaparte si segnalò per la riconquista di Tolone, che era caduta in mano inglese, mentre le truppe della prima coalizione antifrancese furono cacciate fuori dai confini nazionali. Il miglioramento della situazione militare e dell'ordine pubblico consentirono a Robespierre di liberarsi dell'estrema sinistra hébertista, che faceva pesare sul governo la costante minaccia dell'intervento popolare, e degli "indulgenti" di Danton, che invece chiedevano la fine del regime straordinario del Terrore e il ripristino delle libertà costituzionali; tra marzo e aprile 1794 gli oppositori furono dunque arrestati e ghigliottinati, mentre la fine dell'appoggio popolare a Robespierre portò nei mesi seguenti a una drammatica ed indiscriminata intensificazione del Terrore. A porre fine al regime di Robespierre fu il colpo di Stato di termidoro (nella notte tra il 26 e il 27 luglio 1794) organizzato dal presidente della Convenzione Collot D'Herbois e da alcuni membri dello stesso Comitato di salute pubblica Jean-Nicolas Billaud-Varenne e Bertrand Barère). Ro-bespierre e i suoi principali collaboratori, Saint-Just e Georges Chouthon, furono arrestati e giustiziati. La normalizzazione termidoriana e la Costituzione dell'anno terzo - Dopo la caduta di Robespierre la Convenzione cercò di riportare alla normalità il paese, smantellando il regime del terrore (soppressione dei tribunali rivo-luzionari, abolizione delle leggi speciali sui sospetti, riduzione dei poteri del Comitato di salute pubblica), e abolendo gradualmente il sistema dei vincoli e dei controlli economici (essenzialmente il calmiere dei prezzi). La fine dell'economia regolata portò a un vertiginoso aumento dei prezzi, che provocò nella primavera del 1795 numerose sollevazioni delle popolazioni urbane; e la normalizzazione politica diede inoltre spazio ai realisti, i quali scatenarono a Parigi e nelle province un'ondata di cosiddetto "Terrore bianco" contro i giacobini.
In sintonia con gli orientamenti più moderati dell'opinione pubblica, la Costituzione del 1793 non venne messa in vigore, venne invece approvata la nuova Costituzione dell'anno terzo (agosto 1795). Con la nuova carta costituzionale si ripristinarono i criteri censitari per l'elettorato, onde garantire il predominio dei ceti abbienti, il potere esecutivo venne assegnato a un Direttorio di cinque membri, e quello legislativo a un parlamento bicamerale, composto da un Consiglio dei Cinquecento (per la discussione delle leggi) e da un Consiglio degli anziani (che varava o respingeva le leggi). Per evitare che il nuovo parlamento repubblicano cadesse in mano ai realisti, la Convenzione completò le norme costituzionali con il cosiddetto "decreto dei due terzt", in base ai quale appunto i due terzi delle nuove camere! dovevano obbligatoriamente essere eletti tra i deputati uscenti (di sicura fede repubblicana); il provvedimento scatenò una insurrezione filomonarchica 4 vendemmiaio, 5 ottobre 1795), che minacciò il palazzo della Convenzione ma fu repressa dalle truppe di Bonaparte.
La guerra contro la "prima coalizione antifrancese" (1793-1795) - La guerra della Francia rivoluzionaria contro l'Austria e la Prussia, iniziata nel 1792, assunse dimensioni europee nel 1793, quando anche Olanda, Spagna, Portogal-lo, Inghilterra e numerosi Stati tedeschi e italiani entrarono a far parte della "prima coalizione antifrancese" (1793-1797). La coalizione, oltre a sostenere economicamente le rivolte della Vandea e quella endemica della Corsica (riesplosa nell'aprile 1793 sotto la guida di Pasquale Paoli), occupò per qualche mese alcune città del meridione francese, ma con l'avvento di Robespierre e la riorganizzazione dell'esercito popolare, gli stranieri furono cacciati dalla Francia, che anzi nel 1794 penetrò profondamente in Olanda, in Germania (occupazione della riva sinistra del Reno), e nei Paesi Bassi asburgici. Nel 1795 furono dunque firmati i trattati che posero fine per il momento al conflitto: la pace di Basilea (5 aprile), con Spagna e Prussia, riconobbe l'occupazione francese della riva sinistra del Reno, mentre la Spagna cedette alla Francia la parte orientale dell'isola di Hispaniola nelle Antil-le; la pace dell'Aja (16 maggio) sancì la presenza di truppe francesi sul territorio dell'Olanda, che fu ribattezzata Repubfica batava, e trasformò i propri ordinamenti in senso democratico.
lAustria, IInghilterra e il Regno di Sardegna rimasero in stato di guerra contro la Francia.
IL PERIODO DEL DIRETTORIO
Il colpo di Stato di fruttidoro - Dopo l'approvazione della Costituzione dell'anno terzo, vennero indette le elezioni per il nuovo parlamento, che videro una buona affermazione dei monarchici; il Direttorio esecutivo però fu composto da uomini fedeli agli ideali repubblicani (Paul-François Barras, Jean-François Reubell, Etienne-François Louis-Honoré Letourneur, Lazare-Nicolas Carnot, Lous Mare Larevelere-Lépeaux), scelti nel gruppo di coloro che nel 1793 avevano votato per la condanna a morte del re.Il Direttorio fu chiamato ad affrontare la crisi finanziaria determinata dalla guerra e il potere crescente dei filomonar-chici. Si ebbe inoltre una ripresa del movimento giacobino, che ebbe culmine nella "congiura degli eguali" della primavera 1796, una cospirazione di orientamento comunista organizzata senza successo a Parigi da François-Noël Babeuf (1760-1797) e Filippo Buonarroti (1761-1837).
Nel 1797 si tennero dunque nuove elezioni parlamentari, che furono vinte abbastanza nettamente dai monarchici; Barras e alcuni altri membri del Direttorio, appoggiati dall'e-sercito, decisero allora di mettere in atto il colpo di Stato di fruttidoro (4 settembre 1797), che annullò i risultati elettorali e pose fine alla legalità, determinando la soggezione del potere politico a quello militare.
La campagna d'Italia (1796-1797) - Nel 1796 la Francia decise di dare un colpo decisivo all'Austria, con la quale persisteva lo stato di guerra, inviando contro gli Asburgo un grosso esercito guidato dai generali Jean-Victor Moreau e Jean-Baptiste Jourdan. Per creare un diversivo e tenere impegnate le armate austriache, fu anche organizzata una campagna militare in Italia, la cui guida fu affidata a Napoleone Bonaparte (1769-1821), da poco nominato generale. Mentre le truppe francesi trovarono grandi difficoltà in Germania e furono costrette a ritirarsi Oltre il Reno, la campagna d'Italia di Napoleone fece registrare rapidi e clamorosi successi, facendo dell'Italia il centro nevralgico dell'offensiva contro l'Austria. Napoleone infatti ottenne una agevole vittoria contro il Regno di Sardegna, che fu costretto all'ar-mistizio di Cherasco (28 aprile 1796) e poi alla pace di Parigi (15 maggio 1796), con la quale la Francia ottenne Nizza e la Savoia; i francesi avanzarono quindi in Lombardia sconfiggendo le truppe austriache e conquistando Milano il 15 maggio 1796. Nei mesi successivi furono occupati anche i ducati padani e il porto toscano di Livorno, mentre papa Pio VI fu costretto con la pace di Tolentino del 19 febbraio 1797 a cedere Bologna, Ferrara e parte delle Romagne, occupate dalle truppe francesi. Nel febbraio 1797 cadde dunque Mantova, ultima roccaforte degli austriaci in Lombardia, e i francesi violarono la sovranità della Repubblica di Venezia, occupandone il territorio per puntare verso l'Austria, che fu costretta a firmare i preliminari di Leoben (18 aprile 1797) e quindi la pace di Campoformio (17 ottobre 1797). Con il trattato di pace l'Austria riconobbe le conquiste francesi in Belgio (Paesi Bassi asburgici) e nell'Italia settentrionale, e fu compensata con l'annessione della Repubblica di Venezia.
La Francia assunse dunque la completa egemonia in Italia (vedi paragrafi successivi).
La spedizione di Napoleone in Egitto - Dopo la pace di Campoformio, soltanto l'Inghilterra restava irriducibilmente in stato di guerra contro la Francia. La superiorità britannica sui mari escludeva ogni possibilità di attacco diretto da parte della Francia, che ripiegò dunque su una spedizione militare in Egitto, nel tentativo di costituirsi un ponte per intervenire in India e minacciare gli interessi commerciali inglesi nella regione, cuore dell'Impero britan-nico. A capo della spedizione in Africa si pose Napoleone, che sbarcato in Egitto nell'estate del 1798 sconfisse la resistenza locale nella battaglia delle Piramidi (21 luglio 1798); pochi giorni dopo però, la flotta francese fu distrutta nella baia di Abukir dal contrammiraglio inglese Horatio Nelson, mentre entrò in guerra contro la Francia anche la Turchia, che aveva la sovranità sull'Egitto. La conquista dell'Egitto divenne così una impresa assai più difficile di quanto sembrasse in un primo momento, facendo dunque sfumare l'obbiettivo strategico di insidiare le vie commerciali britanniche; Napoleone tuttavia aveva rinforzato la sua fama di condottiero ed era pronto a utilizzarla per divenire protagonista del nuovo corso politico francese. Dopo aver lasciato il comando delle operazioni in Egitto a Jean-Baptiste Kléber, Napoleone ritornò dunque in Francia nell'ottobre 1799.
Il colpo di Stato del 18 brumaio - Nel 1799 la situazione interna della Francia era estremamente instabile.
Il Direttorio aveva annullato d'autorità le nuove elezioni che avevano dato la maggioranza alla Sinistra "neogiacobina" , e anche la Destra monarchica rialzava la testa. Nelle campagne intanto imperversava la chouannerie, un'ondata di banditismo contadino così chiamata dal soprannome del fuorilégge Jean Cattereau, detto "chat-huant" (il gufo). A questo si aggiungeva la costituzione di una seconda coalizione antifrancese tra le potenze europee, che minacciava gli interessi francesi in Italia e lungo il Reno.
L'abate Sieyès concepì allora un progetto di svolta autori-taria, si accordò con Napoleone che gli assicurò l'appoggio delle armate a lui fedeli, e insieme realizzarono il colpo di Stato del 18 brumaio dell'anno VII (9 novembre 1799).
Col falso pretesto di una congiura giacobina, il parlamento venne posto sotto scorta militare, parecchi deputati vennero cacciati, mentre i rimanenti vennero trasferiti nei sobborghi di Parigi, dove votarono la consegna del potere ai tre consoli Roger Ducos (1747-1810), Emmanuel-Joseph Sieyès e Napoleone Bonaparte, che ben presto assunse le redini del consolato.
LE REPUBBLICHE "SORELLE"
Sui territori occupati dalla Francia nel corso della guerra contro la "prima coalizione", i patrioti locali, perlopiù appartenenti alla borghesia colta, formarono degli Stati repub-blicani. Si trattava naturalmente di regimi ispirati alla Repubblica francese, sostenuti dalle armi francesi e strettamente dipendenti dalla Francia, che vi reclutava soldati e vi imponeva tasse.La prima di queste repubbliche "sorelle" (come venivano definite dai francesi) fu la Repubblica batava (Olanda), nata nel 1795 e successivamente trasformata in regno nel 1806, ma sempre sotto il diretto controllo francese. Nel 1798 naque la Repubblica elvetica, un organismo accentrato imposto dalle armate francesi alla Confederazione svizzera, che fu privata della Valtellina, assegnata alla repubblica sorella sorta in Italia. Nel 1803 la Svizzera ritornò all'ordinamento federale, ma sempre sotto lo stretto controllo francese.
Grande importanza ebbero poi le repubbliche createsi in occasione della campagna d'Italia napoleonica, che risvegliarono la coscienza politica degli italiani e costituirono il punto di partenza ideale del Risorgimento.
Il triennio repubblicano in Italia (1797-1799) - Nell'Italia occupata dai francesi la Prima repubblica "sorella" ad essere costituita fu la Cispadana, proclamata il 27 dicembre 1796 dai deputati delle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, che adottarono come simbolo il tricolore bianco, rosso e verde. I territori della Cispadana vennero aggregati pochi mesi dopo alla Repubblica cisalpina, creata a Milano nel maggio 1797, e poi ingranditasi con le ex province veneziane di Brescia, Bergamo, Crema (cedute con la pace di Campoformio), e con la Valtellina, sottratta alla Svizzera. Nel giugno 1797 anche gli ordinamenti della Repubblica di Genova, ribattezzata Repubblica ligure, vennero riformati in senso democratico. Rimase invece ai sovrani di Borbone il ducato di Parma.
Nel 1798 le truppe francesi completarono l'occupazione dello Stato della Chiesa, deportando in Francia Pio VI, mentre nella capitale pontificia venne proclamata nel febbraio 1798 la Repubblica romana.
In seguito al tentativo del sovrano di Napoli Ferdinando IV di invadere il Lazio, le truppe francesi guidate dal generale Jean-Antoine-Étienne Championnet, dilagarono nell'Italia meridionale, dove nel gennaio 1799 fu costituita la Repubblica partenopea (o Napoletana), mentre Ferdinando IV di Borbone si rifugiò in Sicilia sotto la protezione inglese.
La stretta dipendenza dalla Francia (che si era annessa anche Piemonte e Toscana), e i pesanti tributi imposti alle popolazioni italiane, resero assai fragile la vita delle repubbliche sorelle nella penisola. Numerose furono infatti le sollevazioni popolari, spesso ispirate dal legittimismo o dal san-fedismo; la rivolta divenne quindi generale tra la primavera e l'estate del 1799, in coincidenza con l'avanzata in Italia dell'esercito austro-russo della seconda coalizione antifrancese che in poco tempo pose fine alla breve esperienza delle repubbliche giacobine in Italia.
Particolarmente drammatici furono gli eventi nel Napole-tano, dove la repubblica tu spazzata via dal sanguinoso esercito sanfedista del cardinale Fabrizio Ruffo e dalle truppe inglesi, mentre Ferdinando IV consumo la sua vendetta mandando a morte decine di patrioti, tra i quali l'ammira-glio Francesco Caracciolo, il medico Domenico Cirillo, il giurista Mario Pagano, lo storico Francesco Conforti e la scrittrice Eleonora Fonseca Pimentel.