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Opere fondamentali classe IV


Gottfried Wilhelm Leibniz



Il filosofo dell'armonia e della conciliazione

Leibniz genio universale
Leibniz fu in grado di offrire contributi originali nei settori più disparati del sapere. La sua convinzione che la conoscenza, posta a servizio dell'umanità, ne avrebbe migliorato le condizioni lo portò alla fondazione di importanti accademie. L'obiettivo della sua attività era il raggiungimento dell'armonia universale e della conciliazione sia nel campo sociale, religioso e politico che in quello delle idee.

Un intellettuale autodidatta
Leibniz nacque a Lipsia nel 1646 e si formò da autodidatta studiando sia i classici greci e latini che gli autori della tarda Scolastica. Nelle università di Lipsia e Jena studiò teologia, legge, filosofia e matematica. Dal 1672 fu in missione diplomatica a Parigi dove conobbe Arnauld, Malebranche e Huygens; con quest'ultimo approfondì le proprie conoscenze matematiche, giungendo all'elaborazione del calcolo infinitesimale.

Una vita a servizio dei potenti
Dal 1676 Leibniz fu a servizio del duca di Hannover ed ebbe la possibilità di stringere rapporti anche con la corte prussiana e austriaca. In campo politico, lavorò per la riunificazione tra Chiesa cattolica e protestante. I suoi ultimi anni di vita furono segnati dall'amarezza soprattutto dopo che l'abbandono da parte del suo signore che, divenuto re d'Inghilterra, non lo portò con sé a corte. Leibniz morì in solitudine nel 1716.

Stile frammentario ma sistematico
L'opera di Leibniz fu estremamente variegata e frammentaria nella forma esteriore, ma allo stesso tempo profondamente sistematica. Può essere considerata un tentativo di conciliare la moderna scienza della natura con alcuni temi della metafisica tradizionale.


La teoria della conoscenza

Il nominalismo
L'impostazione leibniziana ha le sue radici nel nominalismo, che Leibniz aveva difeso fin dai suoi primi scritti, negando la realtà dei termini astratti e universali per attribuire consistenza ontologica soltanto all'individuale concreto. Leibniz riteneva però che i nominalisti avessero commesso l'errore di considerare gli universali mere collezioni di individui, riducendo così la conoscenza a una semplice enumerazione di casi singoli.

Idee innate e acquisite
Se deve essere possibile una conoscenza dimostrativa, le cui conclusioni siano universali e necessarie, quale quella della matematica, la mente umana deve possedere principi che non siano acquisiti per mezzo dell'osservazione empirica, cioè che non dipendano dall'induzione e dagli esempi, ma siano innati in noi in modo che gli oggetti esterni li risveglino soltanto in determinate occasioni. Le scienze necessarie e dimostrative non sono basate sui fatti ma servono a rendere ragione dei fatti.

L'innatismo virtuale e i gradi della conoscenza
L'esperienza sensibile non è il fondamento delle nostre conoscenze, sono invece le verità necessarie indipendenti da essa che permettono di giudicare le esperienze. Le idee innate sono presenti in noi come disposizioni o virtualità che vengono stimolate dai sensi. La conoscenza si differenzia per gradi che vanno dalla conoscenza oscura propria dei nostri sensi a quella adeguata e intuitiva propria di Dio.

Dio è garante della validità delle idee
Le affermazioni che si fanno sulle idee non variano a seconda del fatto che tali idee siano pensate oppure no o si riferiscano o meno a una cosa esistente. Ciò che conta è, secondo Leibniz, la connessione tra il soggetto e il predicato. La ragione non è altro che la connessione delle verità e la sua validità è garantita da Dio. Le idee nella mente degli uomini, d'altronde, sono le stesse nella mente di Dio.

Il calcolo infinitesimale
Le cose che sono uniformi, come le entità della matematica pura, sono solo astrazioni. Ma esse sono utili nella realtà poiché permettono di fare astrazione di quelle variazioni che sono troppo piccole per essere considerate in maniera precisa. Questo ragionamento porta Leibniz alla scoperta del calcolo differenziale o integrale che diventa uno strumento necessario per cercare di approssimare il calcolo di una variazione (ad esempio il passaggio dalla quiete al moto uniforme di un corpo) considerando le variazioni subite in tempi sempre più piccoli. Grazie a questo ragionamento si spiega anche il principio di ordine generale presente nella natura secondo cui nulla si fa d'un colpo ma tutto segue una legge di continuità.

Lo spazio e il tempo
Secondo Newton lo spazio e il tempo devono essere considerati in maniera assoluta, come due entità esistenti in cui le cose sono collocate. Se, infatti, si ammette che la distinzione tra quiete e moto deve avere un valore oggettivo, essa si deve riferire alla posizione assoluta di tutti i corpi rispetto a uno spazio immobile. Leibniz ritiene, al contrario, che non vi sia ragione di postulare uno spazio assoluto poiché lo spazio e il tempo non sono degli enti ma sono solo ordini e, come le relazioni, non hanno un'esistenza indipendente ma sono relativi al rapporto delle cose tra loro.

Il concetto di forza
Posta la natura dello spazio e del tempo, si può dire che anche il movimento è relativo perché esso non è altro che la variazione della posizione spaziale di un corpo nel tempo. Perché il moto sia qualcosa di reale deve possedere una certa capacità di produrre effetti ossia di resistere a una spinta (forza passiva) o di agire su un altro corpo (forza attiva). Tale forza è definita da Leibniz come forza viva. Essa può essere trasportata da un corpo a un altro e rende la materia capace di agire e di resistere.


Un racconto di fate: la Monadologia

La monade
Dal momento che un atomo materiale, per quanto piccolo, ha sempre delle parti, la sostanza semplice secondo Leibniz deve essere concepita come un atomo spirituale che può essere pensato sul modello di ciò che in noi si chiama "io", che, conservando in sé il succedersi di molteplici impressioni delle cose esterne, ci fornisce un esempio della «possibilità d'una tal rappresentazione di più cose in una sola». Tale sostanza semplice è detta monade. Ciascuna monade percepisce tutto, anche se confusamente, ed è dotata di una tendenza a passare da uno stato a quello successivo chiamata da Leibniz appetizione.

L'armonia di tutti i percipienti
Gli aggregati sono fenomeni la cui realtà trova il proprio fondamento nelle monadi che li costituiscono. Ogni percezione di ciascuna monade è coerente al proprio interno con la successione delle percezioni e all'esterno con le percezioni di tutte le altre. Questa perfetta corrispondenza tra i diversi punti di vista delle monadi, insieme alle regole di successione delle percezioni, trasforma il fenomeno in fenomeno ben fondato. La realtà della materia risiede dunque nell'armonia dei percipienti con se stessi (in tempi differenti) e con tutti gli altri percipienti.

Il regno della potenza e il regno della saggezza
Il mondo sensibile, essendo solo un aggregato di parti, risponde a una legalità diversa rispetto a quella che regge il mondo intelligibile. I movimenti dei corpi nascono gli uni dagli altri come conseguenza del movimento di altri corpi, rispondendo così a cause efficienti. In conclusione, una proposizione è vera quando il predicato è attribuito con verità al soggetto, il che equivale a dire che la nozione del predicato è contenuta, esplicitamente o implicitamente, nella nozione del soggetto.

Principio di identità e principio di ragion sufficiente
Per dimostrare che il predicato è contenuto nel soggetto, secondo Leibniz, si può ricorrere a due differenti principi: il principio di identità e il principio di ragion sufficiente a seconda che si tratti delle verità di ragione (necessarie) o delle verità di fatto (contingenti).


La metafisica e il concetto di sostanza individuale

Le sostanze individuali e le relazioni
Così come da un punto di vista logico le proposizioni sono costituite da un soggetto e da un predicato, da un punto di vista ontologico il mondo leibniziano è composto dalle sostanze individuali e dalle proprietà che a tali sostanze ineriscono. La natura di ogni sostanza individuale si trova espressa nel suo concetto completo, in cui ci sono le impronte di tutto ciò che le è accaduto e i segni di tutto ciò che le accadrà. L'universo di Leibniz è pluralistico perché composto da un'infinità di sostanze individuali.

Nell'universo tutto è connesso
Nell'universo di Leibniz ogni cosa dipende da tutte le altre, il che equivale a dire che ogni mutamento di un corpo agisce su tutti gli altri corpi, per quanto lontani, e ne subisce l'azione a sua volta. Ciascun individuo subisce in maniera diversa l'influenza di tutti gli altri ed è per questo che ogni sostanza individuale rispecchia tutto l'universo e lo esprime in modo peculiare.

Lo statuto ontologico delle relazioni
Posto che non esistono due cose che si distinguono solo per le relazioni reciproche, poiché si può sempre trovare una proprietà che spetti all'una e non all'altra, ne deriva che le relazioni tra due sostanze non sono reali ma soltanto ideali; dal momento che non possono essere ricondotte a proprietà che appartengono alle sostanze.

La realtà degli aggregati
Tra le relazioni Leibniz attribuisce particolare importanza a quella che lega tra loro le parti di un aggregato, per esempio quella che unisce una molteplicità di pietre in un mucchio. Soltanto le singole pietre sono reali, mentre il mucchio è un'entità mentale. I corpi sono soltanto aggregati, la cui unità dipende dal fatto che sono afferrati insieme dallo sguardo o dalla memoria di un osservatore. La realtà degli aggregati poggia infatti sulla realtà delle parti che li compongono, che a loro volta sono suddivise in parti ecc.; bisogna dunque che ci siano degli esseri semplici che possano servire da unità sostanziale, senza la quale non vi sarebbe nulla di reale nella composizione e tutto si ridurrebbe a mera apparenza.


Scienza e filosofia. Il problema del continuo e il concetto di forza

Il labirinto del continuo
Il problema della realtà degli aggregati porta con sé la questione della possibilità o meno di una suddivisione infinita delle parti che li compongono. Per superare le aporie generate dal cosiddetto labirinto del continuo, Leibniz distingue l'ideale del continuo matematico dal reale del continuo fisico. Lo spazio e il tempo fanno parte di un continuo ideale in cui tutto è uniforme e indifferente a ogni divisione. La massa è invece un discreto, un ente per aggregazione composto da infinite unità.

I rapporti tra le monadi
Le monadi non hanno né porte né finestre, non si può dunque affermare che esse agiscano in maniera diretta le une sulle altre. Non si può tuttavia neanche supporre un intervento occasionale di Dio che modifichi una sostanza conformemente al cambiamento di un'altra ogni volta che si verifica una variazione. La soluzione di Leibniz è ammettere che tra le varie monadi sussista un'armonia prestabilita da Dio sin dal principio.

Anima e corpo
Questa dottrina, oltre a risolvere il problema del rapporto tra le varie monadi, permette di spiegare anche il rapporto tra l'anima e il corpo. Essi si accordano perfettamente tra loro sin dal principio senza bisogno di alcun intervento esterno.

La gerarchia delle monadi
Le monadi hanno diversi gradi di perfezione a seconda della maggiore o minore distinzione delle proprie rappresentazioni. Le monadi con il maggior grado di confusione nella loro percezione costituiscono la materia mentre quelle capaci di appercezione definiscono le anime. La ragione è ciò che distingue l'uomo dagli animali e costituisce lo spirito che è sottoposto alle leggi del mondo morale. L'armonia tra il regno delle cause efficienti e quello delle cause finali è rispecchiata anche dall'armonia tra il regno fisico della natura e quello morale della grazia.


La libertà dell'uomo e il problema del male

La libertà dell'uomo
Se il criterio di verità consiste nel fatto che il predicato inerisca al soggetto, Dio, vedendo la nozione individuale di una sostanza, vi vede al tempo stesso la ragione di tutti i predicati che gli si possono attribuire. Ogni azione di una sostanza è dunque necessaria. Si pone allora il problema di stabilire come la libertà dell'uomo, per la quale egli è responsabile delle sue azioni che rimangono così contingenti, possa coesistere insieme alla perfetta determinatezza della serie delle cause di cui tali azioni sono la conseguenza. Ciò è possibile poiché l'insieme infinito di cause efficienti che determinano ogni evento non costituisce una necessità assoluta ma ipotetica.

Il migliore dei mondi possibili
L'universo sarebbe potuto essere diverso da com'è. Accanto al mondo attuale si possono pensare altri mondi possibili; il mondo attuale di conseguenza è contingente, perché il fatto che esiste questo mondo dipende soltanto dalla volontà di Dio. Dio però non fa nulla per capriccio o per caso, ma, tra tutti i mondi possibili, ha scelto in modo necessario questo mondo: non sulla base di una necessità geometrica assoluta, ma soltanto in quanto moralmente necessitato a scegliere il migliore dei mondi possibili, cioè il mondo in cui la semplicità e uniformità delle leggi si coniuga con la ricchezza e varietà dei fenomeni.

La libertà come autonomia razionale
L'uomo è sempre determinato a scegliere una cosa piuttosto che un'altra per il principio di ragione secondo cui c'è sempre un'infinità di cause che concorrono a determinare la scelta. La ragione determinante dipende dalla conoscenza distinta del vero bene poiché, secondo Leibniz, si è tanto più liberi quanto più le azioni concordano con la ragione. La scelta dell'uomo rimane tuttavia contingente, poiché avrebbe potuto essere diversa in uno dei diversi mondi possibili.

Il male
Sebbene il mondo creato debba essere considerato il migliore tra quelli possibili a priori, non si può negare che a posteriori sia evidente la presenza in esso del male fisico e morale. Si pone così il problema della teodicea (dal greco theós, Dio, e díke, giustizia), un termine coniato da Leibniz, e poi entrato nell'uso, per indicare il problema classico della giustificazione di Dio contro le accuse che gli vengono mosse in merito all'esistenza del male nel mondo (Si Deus est unde malum?, Se Dio esiste donde proviene il male?). Dio, secondo Leibniz, non causa il male, ma lo permette, in quanto non può fare a meno di scegliere questo mondo in cui c'è il male, che è evidentemente il migliore dei mondi possibili.