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Opere fondamentali classe IV
David Hume
Hume, il Newton della natura umana
Fondare la scienza dell'uomo
Hume si pone un obiettivo molto ambizioso: applicare il metodo sperimentale proprio della scienza newtoniana allo studio della natura dell'uomo, sicuro che partendo dall'uomo si possa giungere a comprendere la totalità della natura.
Per quanto riguarda il problema della conoscenza, Hume si muove nella direzione di un radicale empirismo. Ma l'esito dell'empirismo diventa con Hume lo scetticismo.
Una vita ricca di studi e contatti ma avara di riconoscimenti accademici
Hume nasce a Edimburgo nel 1711 da una famiglia di antica, ma non ricca, nobiltà scozzese.
Nel 1723 frequenta l'Università di Edimburgo e dalla metà degli anni Quaranta del XVIII secolo inizia una serie di incarichi diplomatici che lo portano presso diverse corti d'Europa.
Tra il 1763 e il 1766 risiede a Parigi, dove è accolto dai circoli culturali e mondani. Nel 1766 ritorna in Inghilterra con Rousseau, cui offre protezione e amicizia, ma presto il filosofo ginevrino lascerà l'Inghilterra. Negli ultimi anni Hume vive fra Londra ed Edimburgo; muore il 25 agosto 1776.
La mente e le sue percezioni
L'empirismo come metodo per studiare la natura umana
Nel Trattato sulla natura umana Hume si propone di verificare se sia possibile applicare anche alla scienza della natura umana il metodo che Newton ha utilizzato nella scienza fisica. Questa possibilità esiste: ma occorre abbandonare del tutto il razionalismo metafisico e utilizzare il metodo empirista iniziato da Bacone e proseguito con Locke e Berkeley.
I contenuti della mente umana
I contenuti della mente umana sono tutte percezioni, che si dividono in due grandi classi:
- le "impressioni" e le "idee";
- le impressioni (o apparenze sensibili) derivano direttamente da ciò che percepiamo attraverso i sensi sotto forma di sensazioni ed emozioni;
- le idee (o pensieri) sono invece la riflessione e il ricordo operati dall'intelletto sulle impressioni quando queste non sono più presenti ai sensi.
Relazioni fra idee e realtà di fatto
L'associazione tra le idee possono dar luogo a due tipi di verità: una ideale e l'altra d'esperienza.
Hume chiama relazioni fra idee quelle proposizioni che riguardano contenuti ideali, senza alcun riferimento all'esistente. Di relazioni fra idee sono costituite la matematica, l'algebra e la geometria. Le loro proposizioni sono infatti fondate sul principio di non-contraddizione.
Per le proposizioni invece riguardanti i dati di fatto non vale il principio di contraddizione perché il contrario di un fatto è possibile.
Dall'empirismo allo scetticismo
La critica al rapporto causa-effetto
Hume avanza una critica radicale nei confronti del concetto di causa-effetto che la tradizione filosofica e il senso comune hanno sempre considerato come un legame oggettivamente esistente tra due fenomeni.
In sintesi, se la natura si presenta come un corso regolare e costante, l'uomo è in grado di prevederne le connessioni causali in forza dell'abitudine che si consolida attraverso l'esperienza.
La critica al rapporto causa-effetto
Il concetto dunque di causa-effetto per Hume non ha un carattere oggettivo ma soggettivo, esiste cioè solo nella nostra mente; non vi sono motivi razionali esterni che possano provare che un'esperienza passata possa tornare a realizzarsi.
L'esistenza continuata dei corpi è frutto di credenza e abitudine
La convinzione che i corpi permangano, cioè continuino a esistere anche quando non ne abbiamo un'impressione non si fonda razionalmente, ma dipende da una credenza istintiva che ci porta a considerare identiche le impressioni sensibili che si avvicendano in noi, anche quando non le proviamo più: e ciò grazie alla memoria che riporta alla mente le impressioni avute in precedenza con una vivacità tale che saremo portati a credere all'esistenza degli oggetti anche quando non li vediamo.
La natura dell'io: un semplice fascio di percezioni
Allo stesso modo l'esistenza del mondo interno dell'io, inteso nella sua unitarietà e immutabilità, è un'immagine aleatoria: noi non ne facciamo nessuna esperienza. Con l'immaginazione noi attribuiamo unità alle percezioni che riguardano noi stessi, peraltro in continuo cambiamento.
L'io umano è un semplice fascio di percezioni. Ma così come l'istinto ci porta a credere all'esistenza del mondo esterno, allo stesso modo siamo portati a credere all'esistenza di un mondo interno, indipendentemente da ogni considerazione di carattere razionale.
Lo scetticismo moderato di Hume
Il suo empirismo rigoroso conduce inevitabilmente a una conclusione da lui stesso definita di scetticismo moderato.
L'intelletto umano, dunque, può compiere legittimamente le operazioni mentali inerenti le idee, a patto che queste derivino tutte dalle impressioni, le quali costituiscono perciò il materiale empirico a disposizione della conoscenza.
Questo empirismo rigoroso inevitabilmente sfocia in una conclusione scettica, uno scetticismo che Hume stesso definisce moderato, attenuato cioè dalla consapevolezza della «limitazione delle nostre ricerche a quegli oggetti che meglio si adattano alla ristretta capacità della mente umana».
I valori dell'esistenza
Alla base della morale non sta la ragione ma il sentimento
La morale si fonda sul sentimento. Sono infatti le passioni a consentire l'esercizio del libero arbitrio. Le passioni sono degli impulsi naturali: processi psicologici che stanno alla base del comportamento dell'uomo.
La morale deve dunque occuparsi del comportamento umano per come si manifesta: la sua è quindi una descrizione delle azioni dell'uomo, di cui intende spiegare le motivazioni, senza però emettere giudizi prescrittivi, dogmatici o normativi.
Il giudizio morale
Le virtù generano sensazioni piacevoli, mentre i vizi provocano quelle sgradevoli. La bontà o la malvagità dipendono dal sentimento che giudica utile e piacevole per sé e per gli altri un'azione e disapprova come dannosa e dolorosa per sé e per gli altri un'altra. Una valutazione dunque che tiene conto dell'utilità collettiva.
L'estetica di Hume
L'estetica di Hume è di tipo edonistico: è bello ciò che ci provoca "soddisfazione" ed è quindi identificato con il piacevole, mentre il brutto corrisponde allo spiacevole. Il bello non è percepito dall'intelletto né esiste nell'oggetto, ma è colto dal soggetto con il sentimento del gusto.
Tuttavia il gusto estetico, pur essendo soggettivo, non è arbitrario e individuale. Si fonda infatti sul senso comune, cioè sull'esperienza dei sentimenti dell'uomo.