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Opere fondamentali classe IV
Etica
Un filosofo mite e perseguitato
Spinoza è un filosofo originale, che affronta le tematiche analizzate da Cartesio capovolgendone la logica: il punto di partenza del suo percorso filosofico non è l'io penso, ma Dio.
La filosofia elaborata da Spinoza fu subito percepita dai contemporanei
come "eretica",
, poiché rompeva gli schemi tradizionali, basati sull'idea di
un Dio trascendente che interviene provvidenzialmente nel mondo degli uomini.
Spinoza nacque ad Amsterdam nel 1632 da ebrei di origini portoghesi.
Dimostrò sin da subito, all'interno della sinagoga in cui studiava, un intelletto vivacissimo e autonomo, tanto che, per le sue idee poco ortodosse, ne fu espulso nel 1656.
Per vivere Spinoza puliva e preparava lenti ottiche.
Pur dedito al lavoro e conducendo vita appartata, egli non rimase al di fuori delle vicende politiche del suo tempo.
Proprio le tensioni successive alla sconfitta dell'Olanda contro la Francia non consentirono a Spinoza di pubblicare l'Etica, il suo capolavoro, che uscirà postuma pochi mesi dopo la sua morte, avvenuta nel 1677.
La ricerca del vero bene
Nelle prime due opere, Breve Trattato su Dio, l'uomo e la sua felicità e Trattato sull'emendazione dell'intelletto, Spinoza delinea i temi su cui intende riflettere.
In passato il Trattato sull'emendazione dell'intelletto è stato considerato come una sorta di "Discorso sul metodo spinoziano" per i suoi caratteri cartesiani.
In realtà, mentre in Cartesio il fine dell'individuazione di un metodo era la costruzione di una scienza certa e stabile, Spinoza intende costruire un sistema filosofico finalizzato alla gioia della conoscenza.
Perché abbia successo la ricerca filosofica, occorre conoscere bene la mente umana e le sue forze. La mente può conoscere:
a) per sentito dire;
b) per vaga esperienza;
c) attraverso la ragione;
d) intuitivamente.
Spinoza ritiene che solo l'ultima forma di conoscenza possa garantire lo stato di perfezione che è lo scopo di questa "emendazione dell'intelletto" Il suo metodo filosofico consiste nell'organizzare una connessione ordinata di idee vere.
Per fare ciò occorre costruire un sapere che parta da una sola idea vera: quella dell'ente sommo, Dio.
Dio è l'unica soluzione esistente
L'Etica è suddivisa in cinque parti, nelle quali si tratta di Dio, della mente umana, degli affetti dell'uomo, della schiavitù umana e della libertà dell'uomo.
Essa è scritta con un metodo deduttivo e geomefrico: e composta di assiomi (verità autoevidenti), proposizioni, dimostrazioni, definizioni, scolii (commenti), sul modello degli Elementi di Euclide.
La prima parte dell'Etica affronta il problema della sostanza: la sostanza
"è ciò che è in sé e si concepisce per sé": ovvero, ciò che è causa sui, causa di se stessa. Essa è dunque increata, eterna, unica, infinita: non può che essere Dio.
Per risolvere il problema del rapporto fra Dio e mondo, Spinoza introduce i
concetti di attributo e di modo.
L'attributo è «ciò che l'intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua essenza».
L'uomo, essere limitato, percepisce solo due degli infiniti ed eterni attributi della sostanza:
il pensiero e l'estensione, che non vanno identificati con i singoli pensieri o le singole parti della materia.
I singoli pensieri e corpi, invece, sono chiamati modi.
Dio, come causa immanente del mondo, agisce internamente alle cose perché si identifica con le cose stesse: Deus sive natura, "Dio ovvero la "natura".
Ne deriva un sistema filosofico panteista in quanto tutto il mondo esistente si identifica con Dio.
Per Spinoza non esistono cause finali né in Dio, né in natura.
Esse sono un'invenzione umana dovuta al fatto che gli uomini sono abituati a collegare i mezzi con i fini: per esempio, gli occhi per vedere, le orecchie per sentire ecc.
Il problema della conoscenza
Spinoza ritiene che:
1. pensiero ed estensione sono attributi di Dio, e quindi dell'infinito pensiero e dell'infinita estensione.
Ne consegue che ogni idea ha la sua causa non in un corpo, ma in un'altra idea: dalle idee procedono le idee, dai corpi procedono i corpi;
2. l'ordine e la connessione delle idee è lo stesso dell'ordine e della
connessione delle cose.
Poiché in Dio intelletto e natura coincidono, tutto quel che necessariamente consegue dalla natura divina deve avere un'idea che ne riproduce l'ordine e la connessione.
Questa proposizione costituisce la teoria del parallelismo: a ogni evento o fatto materiale corrisponde necessariamente un evento mentale.
L'uomo non percepisce sempre in modo adeguato l'ordine delle cose e l'ordine delle idee, e non sa ricondurre sempre ogni evento alle sue giuste cause. La conoscenza può essere adeguata o inadeguata.
Ne derivano tre diversi tipi di conoscenza, a cui corrispondono tre atteggiamenti etici.
1. L'immaginazione o opinione si ha quando l'uomo fa esperienze vaghe, si forma nozioni universali partendo da pochi dati. A essa, da un punto di vista etico, corrisponde la schiavitù delle passioni.
2. La conoscenza razionale tipica della matematica, della geometria e della fisica, è una conoscenza adeguata delle leggi della natura che scaturisce dalla ragione e coincide con la scienza. A essa corrisponde l'atteggiamento di chi ha una visione razionale del mondo, e quindi s'impegna nella vita a seguire le virtù.
3. La scienza intuitiva ha come punto di partenza Dio stesso. L'uomo, cioè, intuisce con la mente non solo che tutto è in Dio, ma che la sua stessa vita è espressione, nel tempo, dell'eternità. Si tratta di un'esperienza che Spinoza definisce amore intellettuale di Dio, ovvero il riuscire a vedere in ogni cosa Dio come causa. Ciò provoca la beatitudine del saggio, che rappresenta il più alto grado della conoscenza e nel contempo dell'etica, in quanto si identifica con la virtù vissuta al massimo livello.
L'ideale etico: la beatitudine del saggio
Le emozioni o le passioni che l'uomo prova, definite da Spinoza affetti, hanno sempre una causa e possono essere studiate con "matematica obiettività".
Tre sono gli affetti "primari": la cupidità, la letizia e la tristezza. Da essi derivano quelli "secondari" a iniziare dall'amore e dall'odio.
L'amore è un affetto che dandoci gioia aumenta la nostra potenza d'agire. L'odio, invece, ci rende passivi perché ci indebolisce. Bene è dunque ciò che è utile all'uomo, e male è ciò che gli nuoce.
Per liberarsi dalle passioni, occorre comprenderle per quel che sono: idee confuse e inadeguate. La natura esige che l'uomo ami se stesso, ricerchi il proprio vero utile: è questo il fondamento della virtù definita come "l'agire secondo le leggi della propria natura".
Il saggio è virtuoso in quanto si comporta secondo ragione e comprende le cose vedendone Dio come causa, e quindi amandole: da ciò scaturisce la più alta soddisfazione possibile per la mente, la beatitudine, che porta con sé anche la libertà.
Il fine dello stato è la libertà
Nel Trattato teologico-politico Spinoza si scaglia contro le credenze tradizionali, i pregiudizi e le profezie che hanno la pretesa di essere una conoscenza sicura di un fatto rivelato agli uomini da Dio.
In realtà i profeti non sono uomini più colti o intelligenti di altri, come gli scienziati; hanno soltanto un'immaginazione più vivida e fervida.
Il metodo di interpretazione della Scrittura non deve differire da quello de meratura neopre una rigorosa indagine storica, linguistica e letteraria, partendo dal presupposto che il testo sacro sia scritto da uomini per altri uomini.
Se pure oscura in molti punti, la Scrittura non insegna se non cose semplicissime (la sapienza della giustizia e della carità) e non ha altro scopo che l'obbedienza a Dio mediante l'amore verso il prossimo.
Per garantire la sicurezza e la pace occorre uscire dallo stato di natura e creare lo Stato civile mediante un patto: gli uomini decidono di rinunciare ognuno al proprio diritto su tutto per poter esercitare questo diritto collettivamente.
Lo Stato deve conformarsi alle leggi di natura: il supremo diritto non deve venire esercitato da un solo uomo che impone la propria forza, ma da un'intera collettività, come avviene in democrazia.
La democrazia è per Spinoza la forma di governo migliore, perché al suo interno nessun singolo cittadino può mai trasferire completamente ad altri il proprio potere, e quindi il proprio diritto.
I cittadini devono sempre obbedire alle leggi, anche a quelle che ritengono ingiuste: la libertà di pensiero consente infatti di poterle cambiare con libere discussioni, senza che si debba ricorrere alla violenza. Il fine dello Stato è la libertà.