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Opere fondamentali classe IV
La critica della ragion pura
La rivoluzione copernicana
La prima delle tre critiche kantiane (1781) è dedicata al problema della conoscenza. Qui Kant riflette sui fondamenti, sui limiti e sulle condizioni di validità della conoscenza cercando la risposta a quattro quesiti:
- Come è possibile la matematica pura?
- Come è possibile la fisica pura?
- Come è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?
- Come è possibile la metafisica come scienza? L'obiettivo di Kant, perseguito attraverso un serrato confronto con le teorie gnoseologiche del razionalismo e dell'empirismo, è dunque scoprire la natura della vera conoscenza, cioè della scienza, distinguendola dalla metafisica.
Che cosa significa conoscere?
Conoscere, secondo Kant, equivale a giudicare, cioè a connettere un soggetto e un predicato.
Come vengono chiamati da Kant i giudizi tipici della tradizione filosofica del razionalismo? E quelli propri della tradizione filosofica dell'empirismo?
La conoscenza si esprime attraverso dei giudizi, così chiamati perché costituiti da un soggetto di cui si dice qualche cosa nel predicato: per esempio, "la Terra è rotonda". I giudizi dei razionalisti, chiamati analitici a priori, e degli empiristi, chiamati sintetici a posteriori, sono frutto di convinzioni opposte, entrambe però inaccettabili agli occhi di Kant.
Quali sono, secondo Kant, punti di forza e limiti dei due tipi di giudizio?
I giudizi analitici a priori sono universali e necessari in quanto indipendenti dall'esperienza, ma infecondi; i giudizi sintetici a posteriori sono fecondi ma non universali e necessari in quanto formulati su base empirica.
In che cosa consiste la "rivoluzione copernicana" attuata da Kant in ambito gnoseologico?
La "rivoluzione copernicana" consiste nel fondare la conoscenza sulle strutture conoscitive proprie dell'uomo. Secondo Kant, infatti, la conoscenza è il risultato dell'unione di una materia, che deriva dall'esperienza ed è dunque a posteriori, e di una forma, che è posta dal soggetto conoscente ed è dunque a priori rispetto all'esperienza. Così, come Copernico aveva posto al centro dell'universo il Sole e non più la Terra, egli pone a fondamento della conoscenza il soggetto conoscente e non l'oggetto conosciuto.
Qual è l'oggetto della conoscenza dell'uomo?
È il fenomeno, "ciò che appare", cioè il risultato dell'unione di materia e forma. Il fenomeno è infatti il risultato della sintesi dei dati empirici e delle strutture conoscitive proprie dell'uomo, chiamate da Kant forme pure a priori. La conoscenza, dunque, ha certamente origine dall'esperienza, ma non per questo deriva tutta dall'esperienza, perché l'esperienza è preceduta dalle strutture della mente umana.
Secondo Kant, esistono anche i giudizi sintetici a priori; fecondi perché formulati a partire dall'esperienza, ma anche universali e necessari perché fondati sulle forme pure a priori, cioè sulle modalità conoscitive del soggetto. Sui giudizi sintetici a priori si fonda la scienza. Individuando i giudizi sintetici a priori Kant mostra che la conoscenza deriva dall'esperienza, ma che non può essere del tutto ridotta a essa.
Si riferisce a ciò che precede ogni conoscenza e la rende possibile; "trascendentale" è dunque lo studio filosofico delle forme pure a priori.
Tre sono le facoltà conoscitive della ragione intesa in senso lato:
- la sensibilità, cioè la facoltà che attraverso i sensi intuisce gli oggetti e li rappresenta attraverso spazio e tempo;
- l'intelletto, cioè la facoltà con cui pensiamo gli oggetti;
- la ragione (in senso stretto), cioè la facoltà con cui tendiamo a spiegare globalmente la realtà attraverso le idee di anima, mondo e Dio.
La struttura della dottrina degli elementi riflette l'articolazione delle facoltà conoscitive ed è quindi divisa in tre parti:
- l'estetica trascendentale, che studia le forme pure a priori della sensibilità;
- la logica trascendentale, a sua volta articolata in:
- analitica trascendentale, che studia le forme pure a priori dell'intelletto;
- dialettica trascendentale, che studia le forme pure a priori della ragione.
L'estetica trascendentale
La matematica, che è possibile ed è una scienza propria in quanto si fonda sulle intuizioni pure a priori di spazio (geometria) e tempo (aritmetica). L'aritmetica presuppone infatti l'idea di "successione ordinata" (che si sviluppa quindi nel tempo) di numeri. Allo stesso modo è solo il nostro modo d'intendere lo spazio a rendere possibile la geometria.
L'analitica trascendentale
Quali sono le forme pure a priori dell'intelletto?
Le forme pure a priori dell'intelletto sono i concetti puri o categorie, cioè funzioni con cui la mente ordina o unifica diverse rappresentazioni in una rappresentazione comune.
Che cosa sono i concetti puri?
I concetti puri costituiscono i modi con cui la mente umana organizza l'esperienza e (a differenza dei concetti empirici) sono a priori rispetto all'esperienza.
Che differenza c'è tra intuizione e concetto?
Mentre l'intuizione è la conoscenza immediata di un singolo oggetto, il concetto è una conoscenza mediata di più oggetti che nasce quando il pensiero coglie il tratto che li accomuna. I concetti sono frutto dell'attività della mente, cioè funzioni con cui l'intelletto ordina o unifica diverse rappresentazioni in una rappresentazione comune.
Che relazione c'è tra sensibilità e intelletto?
Per quanto non esistano separatamente, la sensibilità, come facoltà delle intuizioni, e l'intelletto, come facoltà dei concetti, non possono scambiarsi le funzioni, né l'una può stare senza l'altro: infatti i concetti senza intuizioni sono vuoti e le intuizioni senza concetti sono cieche.
Che differenza c'è tra le categorie kantiane e quelle aristoteliche?
Le categorie kantiane, a differenza di quelle aristoteliche, non hanno alcun valore ontologico ma soltanto un valore gnoseologico. Le categorie kantiane sono così ricavate da un principio che possiamo così riassumere: poiché pensare equivale a giudicare, necessariamente le categorie devono corrispondere alle tipologie di giudizio che la mente può esprimere.
Quante sono le categorie?
Le categorie sono dodici e, sulla base del presupposto che pensare equivale a giudicare, sono ricavate dalla tavola dei giudizi. Le tipologie di giudizio sono quattro: quantità, qualità, relazione, modalità; ognuna di esse contiene al proprio interno tre giudizi, per un totale di dodici giudizi, cui corrispondono appunto dodici categorie. Tra queste due sono quelle fondamentali: la sostanza e la causalità.
Quale scienza si fonda sulle categorie?
La fisica, che è una scienza proprio in quanto si fonda sulle categorie: affinché l'esperienza sia possibile, infatti, il molteplice dell'intuizione deve essere ricondotto all'unità del concetto, che stabilisce che certe rappresentazioni sono costantemente connesse tra loro, e non soltanto qui e ora per un certo soggetto.
Che cos'è la deduzione trascendentale delle categorie?
La deduzione trascendentale delle categorie è la dimostrazione della legittimità dell'uso delle categorie in riferimento agli oggetti dell'esperienza (qui il termine deduzione è utilizzato da Kant nel suo significato giuridico).
Come si giustifica l'applicazione delle categorie agli oggetti d'esperienza?
L'uso delle categorie è legittimo perché, come le cose per essere intuite devono sottostare al modo con cui la sensibilità costruisce il mondo dell'esperienza attraverso spazio e tempo, così le cose per essere pensate devono sottostare al modo con cui l'intelletto riflette sul mondo dell'esperienza attraverso le categorie. L'applicazione delle categorie agli oggetti d'esperienza è dunque del tutto legittima perché sono le stesse categorie a rendere possibile l'esperienza.
Che cos'è l'Io penso?
L'Io penso (o appercezione trascendentale) è il centro di unificazione delle categorie. Esso è l'autocoscienza o coscienza generale che costituisce il supremo principio formale di unificazione: senza la funzione dell'Io penso si avrebbe soltanto un susseguirsi di rappresentazioni estranee le une alle altre, mentre affinché la conoscenza sia possibile le rappresentazioni devono essere connesse in una coscienza generale, valida cioè per qualsiasi soggetto, che nelle stesse circostanze dovrà collegare le rappresentazioni nello stesso modo. L'Io penso, dunque, costituisce il fondamento ultimo della legittimità dell'uso delle categorie.
Perché l'Io penso è definito da Kant come legislatore della natura?
L'Io penso è definito come legislatore della natura poiché la natura è conoscibile soltanto nella misura in cui obbedisce all'Io penso: l'intelletto, infatti, non ricava le leggi dalla natura, ma le prescrive a essa.
Che differenza c'è tra fenomeno e noumeno?
Il fenomeno è la cosa per me, cioè il risultato dell'applicazione delle forme pure a priori all'oggetto d'esperienza, mentre il noumeno è la cosa in sé, così com'è veramente, una realtà che però può essere solo pensata ma non conosciuta. Kant non mette in dubbio l'esistenza degli oggetti fuori di noi, ma sostiene solo che è impossibile affermare qualcosa intorno agli oggetti come sono "in sé": tutto ciò che conosciamo degli oggetti è soltanto l'aspetto fenomenico. La conoscenza umana è dunque limitata.
Che cosa sono gli schemi trascendentali?
Gli schemi trascendentali, prodotti dalla facoltà dell'immaginazione produttiva, sono il mezzo con cui i concetti puri sono applicati agli oggetti dati dall'esperienza. Essi si fondano sull'intuizione pura del tempo, che è la condizione formale a priori di tutti i fenomeni. Attraverso la mediazione degli schemi, le categorie assumono la forma di leggi generali dell'esperienza e dunque anche di leggi generali della natura. L'insieme di queste leggi costituisce il sistema dei principi dell'intelletto puro: gli assiomi dell'intuizione, le anticipazioni della percezione, le analogie dell'esperienza (che corrispondono alle tre leggi del moto enunciate da Newton) e i postulati del pensiero empirico in generale.
La dialettica trascendentale
Le tre forme pure a priori della ragione sono le tre idee trascendentali: l'idea di anima, l'idea di mondo e l'idea di Dio.
Che cosa mostrano le idee della ragione a proposito della metafisica?
Tali idee mostrano che la metafisica, pur essendo una naturale inclinazione dell'uomo che aspira all'assoluto, non è una scienza ma una conoscenza fallace, palesando come il tentativo della ragione di oltrepassare i limiti dell'esperienza sia fallimentare.
Che cos'è l'idea di anima?
L'idea di anima è l'idea della totalità dei fenomeni interni.
Da dove nasce l'idea di anima?
L'idea di anima è il risultato di un paralogismo, cioè di un ragionamento fallace, che consiste nell'applicare la categoria di sostanza all'Io penso. In questo modo l'attività unificatrice del soggetto (che rende possibile l'esperienza ma che non può a sua volta essere oggetto di esperienza) viene trasformata in una realtà esistente chiamata anima.
Che cos'è l'idea di mondo?
L'idea di mondo è l'idea della totalità dei fenomeni esterni.
Che cosa sono le antinomie?
Le antinomie sono le insolubili contraddizioni in cui cade la ragione nel momento in cui pretende di far uso della nozione di mondo. La strutturale insolubilità delle antinomie dipende dal fatto che entrambe le affermazioni di cui si compongono (tesi e antitesi) pretendono di riferirsi al mondo inteso come un tutto, che in quanto tale non è oggetto d'esperienza.
Quali sono le antinomie?
Kant individua quattro antinomie, formulate per rispondere a quattro domande, inevitabili ma destinate a rimanere senza risposta:
- Il mondo ha limiti nel tempo e nello spazio o è infinito?
- Esiste o no qualcosa di assolutamente semplice?
- È possibile la libertà o tutto è causalmente determinato?
- Esiste o no una causa ultima e necessaria?
- Nel caso delle prime due antinomie (matematiche) sono da considerare false sia la tesi sia l'antitesi; nel caso delle ultime due antinomie (dinamiche) è invece possibile considerare vere sia la tesi sia l'antitesi, a patto di riferire la tesi al mondo noumenico e l'antitesi al mondo fenomenico.
Che cos'è l'idea di Dio?
L'idea di Dio è l'idea della totalità assoluta.
Come valuta Kant le tradizionali prove dell'esistenza di Dio?
Le tradizionali prove dell'esistenza di Dio sono, secondo Kant, tutte fallimentari:
- la prova ontologica, che pretende di ricavare l'esistenza da un concetto, passa indebitamente dal piano logico al piano ontologico;
- la prova cosmologica, che pone Dio come causa incausata, usa in modo illegittimo la categoria di causa fuori dall'ambito fenomenico;
Qual è l'unica funzione legittima delle idee della ragione?
Le idee della ragione non possono avere alcun uso costituivo per la conoscenza, in quanto è illegittimo fare affermazioni a priori intorno a oggetti che non possono essere dati in alcuna esperienza possibile. Possono però svolgere una funzione regolativa, che consiste nel dare unità ai concetti dell'intelletto come se dipendessero da un principio unitario, e conferire cisì alla conoscenza la masssima unità e la massima estensione possibili.