Torna indietro
Karl Marx: Il socialismo scientifico
Una vita impegnata
La vita di Marx
Tratto fondamentale dell'opera marxiana è la centralità della prassi intesa come iniziativa umana concreta volta al mutamento dell'ordine sociale. Karl Marx nasce il 5 maggio del 1818 a Treviri in Prussia. Studia giurisprudenza all'università di Bonn e nel 1836 si fidanza segretamente con Jenny von Westphalen. Dopo qualche tempo abbandona gli studi giuridici per dedicarsi a quelli filosofici: si laurea in filosofia nel 1841 presso l'università di Jena. Intraprende poi la carriera da giornalista nella «Gazzetta renana» di cui diviene capo redattore. Il 19 giugno 1843 sposa Jenny von Westphalen e insieme partono per Parigi. Qui studia gli economisti classici e compone i Manoscritti economico-filosofici del 1844. A Parigi nasce l'amicizia e la collaborazione con Friedrich Engels che durerà per tutto il resto della sua vita. Per via delle sue idee rivoluzionarie viene espulso dalla Francia e, nel febbraio del 1845, si stabilisce a Bruxelles. Insieme a Engels scrive La sacra famiglia (1844) e L'ideologia tedesca (1846). Nel 1847 pubblica la Miseria della filosofia. Dall'estate del 1845 Marx ed Engels entrano in rapporto con la Lega dei giusti, che gli affida la redazione del programma dell'organizzazione che – col titolo di Manifesto del partito comunista – va alle stampe nel febbraio 1848. Dopo i fatti rivoluzionari del 1848 Marx è costretto a trasferirsi a Londra, dove vivrà fino alla morte, soccorso dall'aiuto economico di Engels. Nel 1867, pubblica il primo libro de Il Capitale (il secondo e il terzo libro usciranno postumi nel 1885 e nel 1894). Il 2 dicembre 1881 muore l'amata moglie Jenny e il 14 marzo del 1883 Karl Marx si spegne.
La vita di Engels
Nato nel 1820 a Barmen, figlio di un ricco imprenditore tessile, Engels è un uomo pieno di vita, insofferente nei confronti delle regole ed estremamente intelligente. Costretto ad abbandonare gli studi per lavorare nell'azienda di famiglia, si avvicina all'hegelismo di sinistra e studia la filosofia da autodidatta. Il sodalizio con Marx si consolida tra il 1844 e il 1848 e, dopo il trasferimento di Engels a Londra nel 1870, i due vivono a stretto contatto, affrontando le battaglie ideologiche che caratterizzano la vita travagliata della Prima Internazionale. Dopo la morte di Marx, Engels cura la pubblicazione dei suoi testi inediti, contestando le interpretazioni scorrette e concorrendo così alla diffusione del marxismo; muore nel 1895.
Marx critico di Hegel e dello stato moderno
Capovolgere l'ordine delle cose
La formazione filosofica di Marx è quella di un giovane della sinistra hegeliana anche se egli muove da subito una critica al suo predecessore, quella di aver invertito il rapporto tra realtà e spirito: per lui non è la realtà a essere un riflesso dello spirito, ma è lo spirito a essere un prodotto delle condizioni materiali della realtà. L'inversione dei termini della dialettica operata da Marx riprende quella operata sulla religione da Feuerbach, secondo cui è l'uomo a creare Dio e non viceversa. Per Marx è lo spirito a discendere dalla realtà, perciò sono la religione e Dio a essere creazioni dell'uomo e non il contrario. Compito della filosofia è quello di comprendere la realtà per poterla trasformare.
Contro lo stato liberale moderno
In Sulla questione ebraica Marx risponde a Bruno Bauer secondo cui la soluzione alla "questione ebraica" è la creazione di uno Stato laico. Secondo Marx il problema consiste nella distinzione tra sfera pubblica e privata che dovrebbe essere abolita. Per lui la sfera pubblica dello Stato liberale è sottomessa agli interessi privati dei singoli, così come le libertà e i diritti dei cittadini sono solo formali e, nel concreto, soggiacciono al tornaconto delle classi abbienti. Alla libertà negativa, intesa come limite a ciò che i membri della comunità possono fare senza nuocere agli altri, Marx oppone un concetto di libertà positiva, intesa come la possibilità per ogni individuo di realizzarsi pienamente nella società in cui vive.
Economia borghese e alienazione
l'incontro con l'economia
Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 Marx affronta per la prima volta il tema della "condizione operaia". Per Marx un'organizzazione economica e sociale di tipo capitalista, in cui è il denaro a mediare i rapporti, sfocia inevitabilmente nell'alienazione degli individui. Da Feuerbach, Marx riprende il "meccanismo" dell'alienazione, traslandolo però dalla religione all'economia. Feuerbach non ha compreso l'importanza di svolgere la critica materialistica in una prospettiva storica e sociale, cosa che invece, secondo Marx, ha fatto Hegel. Per questo Marx supera l'idealismo di Hegel con Feuerbach, e corregge il materialismo di Feuerbach attraverso Hegel.
L'alienazione operaia
L'operaio risulta alienato:
- dal frutto del proprio lavoro;
- dall'attività di produzione;
- dalla sua stessa specie;
- nei suoi rapporti con gli altri uomini.
Storia, società e rapporti di produzione
Il materialismo storico
Assieme a Engels, nel biennio 1845-46, Marx scrive L'ideologia tedesca che contiene la prima formulazione del materialismo storico. L'intenzione dell'opera è di produrre una teoria scientifica della storia riconoscendo la dialettica come legge di sviluppo della realtà. L'ossatura della società umana è costituita da forze produttive (formate dalla forza lavoro, dai mezzi di produzione e dalle conoscenze tecniche e scientifiche) e dai rapporti di produzione che si creano tra gli uomini all'interno del processo produttivo. Gli attori della produzione e le loro relazioni sociali determinano i modi di produzione e, di conseguenza, i diversi tipi di società:
- Età antica: modo di produzione schiavistico;
- Età medievale: modo di produzione feudale;
- Età moderna: modo di produzione capitalistico.
Per Marx i rapporti e i modi di produzione soffrono di obsolescenza a causa dei mutamenti nelle tecniche e nelle tecnologie della produzione, ma anche dalle continue tensioni tra le forze produttive. Sono questi disequilibri nella struttura portante della società che causano i mutamenti storici delle basi economiche.
Il manifesto del partito comunista
La lotta di classe
Marx ed Engels scrivono il Manifesto del partito comunista a cavallo tra il 1847 e il 1848 con il proposito di fornire un programma politico al comunismo europeo del loro tempo. La storia dell'umanità è segnata dalla lotta di classe e la borghesia rappresenta l'ultima delle classi rivoluzionarie a cui va il "merito" di aver abbattuto l'ordine feudale. Ora però è venuto il momento, secondo Marx, che la borghesia lasci il posto al proletariato, la nuova forza rivoluzionaria della società, destinata a diventare la nuova classe dominante.
Gli "altri" socialismi
Gli "altri" socialismi Il Manifesto si conclude con la descrizione e la critica alle forme di socialismo che Marx ed Engels chiamano non scientifico (ovvero che non si fondano su di uno studio oggettivo della realtà e della storia):
- socialismo reazionario: propugna un ritorno alla società feudale e agricola;
- socialismo conservatore o "borghese": cerca di estendere anche alla classe operaia i privilegi e le condizioni di vita della borghesia;
- socialismo e comunismo critico-utopistico: sostiene la necessità di una trasformazione pacifica dell'assetto sociale che coinvolga tutte le classi.
La critica dell'economia politica
Il capitale
La merce è la cellula base del sistema di produzione della società capitalistica. La produzione umana si realizza attraverso la divisione del lavoro che può essere a priori o a posteriori. In questa seconda modalità di produzione gli individui producono beni indipendentemente gli uni dagli altri e successivamente li scambiano. In questo modo il frutto del lavoro dell'uomo diventa merce che acquisisce:
- il valore d'uso ovvero l'utilità qualitativa di una merce;
- il valore di scambio ovvero il suo valore quantitativo e commensurabile con quello delle altre merci.
Denaro e capitale
Marx esclude che le merci possano avere valore in sé e chiama feticismo della merce la tendenza ad attribuire valore agli oggetti in sé. Il valore di scambio delle merci è dato dalla quantità – dal tempo – di lavoro necessario alla loro produzione. Ma anche il denaro ha nella teoria di Marx una duplice determinazione. In primo luogo esso traduce il valore delle merci in prezzo favorendone la circolazione: Marx identifica con la formula M-D-M (Merce – Denaro – Merce) questo primo livello di scambio: vendendo la propria merce si guadagna il denaro necessario per acquistare altre merci. Esso può anche venire accumulato divenendo ricchezza in sé e per sé. In questa nuova accezione la formula si trasforma in D-M-D': con il denaro si acquistano merci che si rivendono per ottenere altro denaro. Chiaramente l'operazione ha senso se la quantità di denaro che si ottiene al termine dell'operazione è maggiore di quella che si possedeva all'inizio. In questo modo essa descrive il movimento del denaro che si valorizza diventando capitale.
La teoria del lavoro-valore
Il capitalista è spinto al guadagno continuo e all'accumulo di beni dal meccanismo della concorrenza che regola l'economia capitalista. La nuova ricchezza si può generare grazie alla peculiarità della forza-lavoro: merce che ha come valore d'uso la capacità di produrre valore. Il valore di scambio della forza-lavoro consiste nel tempo di lavoro socialmente necessario alla sua "produzione", ovvero il tempo di lavoro necessario a produrre i mezzi di sostentamento dell'operaio. Il capitalista può produrre acquistando forza-lavoro, il cui valore non dipende dal tempo di lavoro che essa fornisce, ma dai soli costi della sua riproduzione.
Il plusvalore nasce da questa asimmetria che porta a una situazione in cui le ore di lavoro che un operaio può produrre in una giornata di lavoro sono superiori a quelle contenute nei beni necessari al suo sostentamento. La differenza tra queste due quantità di lavoro è il pluslavoro. Marx chiama saggio di plusvalore il rapporto tra il lavoro necessario (a produrre quanto si consuma) e il pluslavoro. Il guadagno dell'investitore è invece espresso dal saggio di profitto che considera anche il capitale anticipato dal capitalista per le merci e per i macchinari (o capitale fisso). Con la teoria del plusvalore Marx ritiene di aver dimostrato come l'arricchimento del capitalista risieda nello sfruttamento dell'operaio.
La caduta del saggio di profitto
La forte concorrenza che si viene a creare tra i produttori di merci li porta a investire nello sviluppo tecnologico per produrre un aumento costante degli investimenti in capitale fisso rispetto a quelli per l'acquisto di capitale variabile o forza lavoro. La conseguenza di questa dinamica è la caduta tendenziale del saggio di profitto. Questa congiuntura impoverisce il capitalista, accresce la disoccupazione e inasprisce il conflitto di classe. Questo tipo di crisi è destinato a estendersi e dovrà necessariamente condurre all'avvento del comunismo.
Il comunismo e l'eredità di Marx
Uno sguardo al futuro
Marx prevedeva che il comunismo si sarebbe affermato attraverso uno scontro rivoluzionario seguito da una fase intermedia di transizione, solitamente indicata come dittatura del proletariato. In questa prima fase, il proletariato conquista il potere e inizia a smantellare le forme e le istituzioni della società borghese, abolendo la proprietà privata e collettivizzando il sistema di produzione. Con la scomparsa delle classi anche lo Stato avrebbe perso la sua ragion d'essere rimanendo una struttura organizzativa, in cui i rappresentanti eletti dal popolo si occupano di regolare la produzione.
Marx "maestro del sospetto"
Marx è considerato da Paul Ricoeur uno dei tre "maestri del sospetto" della filosofia contemporanea (gli altri due sono Nietzsche e Freud) per la sua demistificazione dell'ideologia. Il marxismo è stato un importante protagonista del Novecento e, sebbene la storia abbia smentito le previsioni di Marx, il filosofo di Treviri ha dimostrato una straordinaria capacità di leggere le tendenze del capitalismo.