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Approfondimento dialettica Hegeliana


Secondo Hegel, il pensare filosofico ha dunque un intrinseca struttura dialettica: esso parte dalla reciproca appartenenza di due elementi tra loro contrapposti (tesi e antitesi) e supera questa altrimenti sterile contrapposizione negandone l'astrattezza, ossia unilateralità, ricomprendendola in una più completa sintesi che insieme unifica e tiene distinti gli elementi iniziali. È questo forse il carattere di maggiore novità dello stile hegeliano.
Tale andamento non caratterizza in modo esclusivo il "pensiero", , ma è intrinseco alla stessa realtà. In questo senso, per Hegel è inammissibile il dualismo di pensiero e realtà come sostanze separate ed eterogenee. Il pensiero è realtà, e la realtà è spirito. Ciò implica che anche tra logica e ontologia, tra logica e metafisica, non sussista alcuna differenza. Nei Lineamenti di filosofia del diritto Hegel offre una celebre sintesi di questo concetto:


«ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale».


Da un lato, la vera razionalità "scientifica", filosofica, coincide con la trama concreta di cui si intesse la realtà, e non con una costruzione astratta; dall'altro, la realtà è una connessione unitaria che ha carattere di necessità, e non un confuso insieme di avvenimenti casuali. I singoli momenti del reale perdono la propria apparente irrazionalità nel momento in cui se ne colgono le relazioni con altri aspetti della realtà. "Dialettico" è, appunto, sia il modo in cui queste relazioni si istituiscono nel reale, sia il metodo con cui la ragione riesce a conoscerle attraverso il concetto. In virtù di tale connotazione dialettica, razionale e reale non solo si corrispondono, ma coincidono nel proprio movimento interno, come sviluppo processuale e articolazione dinamica dell'assoluto.

Che la dialettica possiedesse un intrinseco rilievo ontologico, e non meramente metodologico, è un'idea che Hegel mutua in certo qual modo da Platone. Nei dialoghi della maturità, e in modo esplicito nel Sofista, Platone interpreta infatti i rapporti tra le idee come relazioni dialettiche. Ma la dialettica "oggettivista" platonica non coglie, secondo Hegel, il movimento tra le idee, e dunque la loro mediazione razionale. Ancor più riduttiva è, poi, per lui la concezione di Kant, che - ad esempio - nella Critica della ragion pura definisce "dialettica" la semplice esposizione di quelle antinomie sottese alle idee della ragione che sono dovute allo sterile fronteggiarsi di tesi e antitesi.

Un punto su cui Hegel insiste molto nelle sue opere, e che spiega in modo profondo il problema della dialettica, concerne la sua visione dell'assoluto come soggetto. Abbiamo già anticipato come per Hegel la sostanza non possa essere pensata come oggetto, alla maniera di Spinoza, ma vada intesa come soggettivi: tà, dunque nel suo autonomo movimento. E abbiamo anche visto come strati, per Hegel, di un movimento dialettico, lo stesso che noi cogliamo quando, in filosofia, lasciamo "parlare" la cosa stessa, cioè ne seguiamo l'andamento. la caratteristica principale di questo procedere viene individuata nel Aufhebu un termine tedesco difficilmente traducibile in italiano, che indica al ter stesso "superamento" (o "rimozione"), ma anche "conservazione".
In altri termini, l'Aufhebung descrive il movimento dialettico con cui una figura concettuale, nel suo sorgere, rimuove e supera la precedente lasciandola alle proprie spalle, ma al tempo stesso ne conserva l'esperienza, di modo che la figura rimossa continui a vivere - come figura deposta - nella successiva. Esprime, in altri termini, il giungere alla sintesi.

Malgrado tutto ciò, spesso i lettori di Hegel hanno interpretato la dialettica come un semplice metodo. Si tratta di un equivoco che Hegel stesso si sforza di evitare, ma che in qualche modo anch'egli tende a ingenerare. Hegel prepara infatti il lettore delle sue opere al ritmo dialettico della trattazione, segnalandolo come «un nuovo concetto di trattazione scientifica»; tuttavia, al tempo stesso, prova a spiegare perché la filosofia, a differenza di altre scienze, non abbia bisogno né possa ricorrere ad alcun metodo. In filosofia, il metodo e il contenuto coincidono: se l'oggetto della filosofia è il pensiero, anche il soggetto filosofico è tale, e a sua volta il metodo non potrà essere altro che pensiero.
Il "metodo" dialettico è un movimento contrario a quello astrattivo, tipico dell'intelletto. «L'intelletto determina e tiene ferme le determinazioni», osserva Hegel; esso costituisce così un importante momento della ricerca scientifica. La filosofia però non si ferma qui, e aggiunge una seconda fase, quella della ragione, che se da un lato «è negativa e dialettica, perché dissolve in nulla le determinazioni dell'intelletto», dall'altro è tuttavia «positiva, perché genera l'universale e in esso comprende il particolare».
L'importanza di questo movimento consiste nel non risolversi in un negare circolare e ste-rile, ma nel riproporre con l'universale l'elemento originario arricchito del percorso svolto, quello che Hegel chiama un «universale in sé concreto» La convergenza di forma e contenuto di questa scienza viene dunque ribadita: si tratta di un movimento che è, al tempo stesso, il metodo del conoscere e l'anima immanente del contenuto.
In questa formulazione la dialettica viene presentata da Hegel attraverso una struttura triadica (tesi, antitesi, sintesi; ovvero: affermazione, negazione, negazione della negazione). Tale struttura non è però sempre rispettata risi-damente dallo stesso Hegel, il quale avverte in molti passagi che i momenti della dialettica non sono né tre né quattro: l'importante è infatti comprendere

il senso del movimento di superamento e conservazione, non sforzarsi di contare in modo schematico le fasi di un procedere assolutamente fluido. Quel che conta, per comprendere la dialettica, è il passaggio dall'intelletto, cioè dall'astrazione di contenuti determinati o "irrigiditi", alla ragione, come momento capace di rendere fluido - attraverso la negazione - ciò che viene astrattamente affermato dall'intellettto, ricomponendo la rete di relazioni in cui era precedentemente immerso.
Ma la dialettica non si esaurisce in questo «immanente oltrepassare» la finitezza. Lo "speculativo" è il momento successivo rispetto al passaggio tra intelletto e ragione, e consiste nel riconsiderare in modo sintetico l'opposizione e la ricomposizione di positivo e negativo. Lo speculativo è, appunto, il particolare movimento dell'Aufhebung.
Come hanno sottolineato alcuni interpreti, la dialettica hegeliana si caratterizza allora per la sua refrattarietà a lasciarsi catturare in una schematizzazione (tanto che si potrebbe dire che lo stesso Hegel, pur padroneggiandone l'uso, non ne possieda il concetto). In quanto procedere che a rigore non si può considerare un semplice metodo, essa si distingue dunque non solo dalla dialettica antica)e da quella kantiana, ma anche da quella fichtiana, dal carattere fortemente deduttivo.
Al contrario, la dialettica hegeliana è tutt'altro che uno schema deduttivo: è quel movimento con cui la coscienza filosofica "accompagna" il proprio oggetto cercando quanto più possibile di aderire all'andamento di esso.