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Aristotele
Le scienze teoriche
Aristotele si oppone alla visione univoca dell'essere parmenideo e afferma la polivocità dell'essere che può essere predicato come accidente (caratteristiche casuali), come vero (cioè come conformità tra pensiero e realtà), come categorie (determinazioni generali), come atto e potenza (divenire).
La fisica si occupa dello studio delle sostanze mobili caratterizzate da materia e movimento, mentre la matematica si occupa degli aspetti quantitativi degli enti.
I concetti matematici e geometrici non esistono se non nella mente: per descrivere un ente nella sua interezza è necessario ricorrere alla fisica.
Il divenire si può manifestare attraverso diverse forme di movimento: sostanziale (gene-razione e corruzione), qualitativo (alterazione), quantitativo (aumento e diminuzione), locale (spostamento). Quest'ultimo può configurarsi come circolare, dal basso verso l'alto o dall'alto verso il basso.
Secondo la teoria dei luoghi naturali ogni ente, se lasciato libero, tende a raggiungere il luogo più idoneo alla propria essenza. Ogni elemento ha un proprio luogo naturale e gli enti tendono (con moto naturale che può essere rettilineo per i quattro elementi o circolare per l'etere) al luogo naturale dell'elemento che li compone in forma maggiore.
L'universo aristotelico è perfetto, unico, sferico ed eterno. Al di fuori di esso non esistono nemmeno spazio e tempo, che sono solo la misura del movimento secondo il luogo e secondo il prima e il poi.
Non esiste il vuoto, l'universo è finito e si divide in due zone: il mondo sublunare, costituito dai quattro elementi, e i cieli, costituiti dall'etere. La Terra, attorno a cui ruotano i corpi celesti, si trova al centro dell'universo. I cieli costituiscono la causa motrice del mondo sensibile e a loro volta si muovono in quanto attratti dal primo motore immobile.
All'interno della fisica rientra anche la psicologia intesa come scienza dell'anima.
L'anima è tutt'uno con il corpo e ne costituisce la capacità di esercitare le funzioni vitali.
Vi sono tre tipi di anima: vegetativa (propria di tutti gli esseri viventi), sensitiva (propria degli animali) e intellettiva (propria dell'uomo, che è il solo essere pensante).
L'anima sensitiva e quella intellettiva possiedono anche una facoltà appetitiva che si manifesta come desiderio sensibile e razionale e che costituisce la causa motrice dell'agire.
Le capacità gnoseologiche dell'uomo si articolano in: sensazione, che permette di percepire gli oggetti attraverso i sensi; immaginazione, che consente di conservare le immagini del perce-pito; intelletto, che ha la capacità di percepire l'essenza degli oggetti astraendone il concetto.
La conoscenza avviene per via induttiva partendo da osservazione e dati empirici. L'anima può essere paragonata a una tabula rasa poiché i concetti universali vengono astratti dall'esperienza grazie all'interazione tra intelletto passivo e attivo.
Aristotele sviluppa la ricerca scientifica anche attraverso l'osservazione e la classificazione di animali e piante dando così avvio alla biologia come scienza. Lo Stagirita inventò la classificazione per generi e specie, utilizzata ancora oggi, secondo cui ogni genere si divide in tante specie quante sono quelle osservabili considerando le differenze specifiche.
Secondo Aristotele la natura possiede un proprio ordine interno e attraverso la riproduzione l'essenza della specie viene trasmessa rimanendo così immutabile ed eterna.
La riflessione aristotelica lega il piano logico a quello ontologico poiché è fondata sulla convinzione che sostanzialmente pensiero e linguaggio riflettano la struttura della realtà.
Pur utilizzando il metodo diairetico di Platone, Aristotele rovescia la dialettica platonica sostenendo che solo il metodo induttivo che parte dal concetto particolare ricavato dall'esperienza per giungere all'universale, permette di classificare correttamente i concetti.
Il metodo aristotelico, partendo dallo studio delle proposizioni, permette di constatare che in alcune di esse il predicato esprime l'essenza propria del soggetto mentre in altre ne esprime caratteri accidentali. Da questa analisi si ricava che non esiste un unico principio a cui tutto possa essere ricondotto ma vi sono una serie di generi universali: le categorie.
Esse rappresentano l'insieme dei predicati riferibili a un oggetto e indicano i modi in cui si presenta.
Aristotele ritiene che specie, generi e categorie non esistano di per sé ma solo come caratteristiche di individui particolari. Questi ultimi costituiscono la sostanza individuale che è anche sostanza prima. L'insieme di proprietà che si possono attribuire a essa costituiscono le sostanze seconde. Le sostanze individuali hanno dunque un primato ontologico poiché se queste non esistessero non potrebbero esistere nemmeno i predicati riferiti a esse.
All'interno dell'enciclopedia del sapere, sistema organico composto da tutte le scienze, la filosofia prima (o metafisica) è la scienza che descrive le caratteristiche generali dell'essere.
Essa è lo studio dell'essere in quanto essere, della sostanza, dei principi primi e della sostanza immobile.
La sostanza per Aristotele non può essere costituita solo da un principio materiale come credevano i naturalisti né solo da un principio formale come riteneva Platone, essa è sinolo di materia (l'essere dell'essenza) e forma (l'essenza dell'essere).
Le sostanze sono sottoposte al divenire ossia alla realizzazione delle potenzialità di un ente. L'atto è ciò che l'ente è qui e ora, mentre la potenza è la possibilità che esso ha di assumere nuove forme. Il divenire è il passaggio da un atto all'altro.
Per Aristotele la conoscenza di un ente è legata alla conoscenza delle cause che lo hanno determinato. Tali cause possono essere: materiale; formale; motrice o efficiente; finale.
Si articolano in cause prossime (oggetto di scienze particolari) e cause prime (oggetto della metafisica).
I cinque elementi (terra, aria, acqua, fuoco ed etere) costituiscono la causa prima materiale; l'essenza di ogni specie di enti è la causa prima formale; la realizzazione della forma propria di tale ente è la causa prima finale; la causa prima motrice è invece il motore immobile.
Lo studio della fisica conduce Aristotele a riconoscere la necessità di una sostanza im-mobile, eterna, soprasensibile e perfetta che è atto puro e pura forma. Esso è il motore immobile che provoca il movimento (circolare) dei cieli in quanto causa finale di esso.
La metafisica si configura così come teologia. Nella concezione aristotelica esistono tanti esseri divini quante sono le sostanze immobili; la loro esistenza non è rivelata da testi sacri né giustificata mitologicamente, è invece dimostrata dalla ragione; infine, le divinità on hanno creato il mondo e non vi intervengono direttamente.