Per comprendere in concetti il tempo presente, la singola coscienza comune è chiamata a raggiungere il punto di vista assoluto della filosofia.
La "Fenomenologia" come scala d'accesso alla filosofia: la storia delle esperienze che la coscienza deve maturare in se stessa per accedere alla conoscenza filosofica.
Una storia romanzata della coscienza singola, ancora non filosofica, che attraverso un lungo e tormentato percorso dialettico giunge al punto di vista della filosofia, cioè al sapere assoluto.
Lungo tale itinerario, la coscienza individuale è chiamata a superare per gradi la sua costitutiva duplicità, cioè le opposizioni tra io e non-io, tra soggetto e oggetto, per cui la coscienza avverte l'oggetto come altro da sé.
Solo alla fine del percorso, divenuta sapere assoluto, la coscienza giunge a far propria la prospettiva dell'identità dialettica tra soggetto ed oggetto, tra ragione e realtà, che è caratteristica della filosofia.
Parte 2
Hegel è contro il metodologismo dei filosofi moderni (da Cartesio a Kant), secondo cui per giungere alla verità sia sufficiente trovare il metodo giusto.
Il sapere della coscienza, ossia ciò di cui essa è certa prima di giungere alla filosofia, è un sapere limitato rispetto al sapere assoluto, ma non per questo è illusorio e ingannevole.
Le tappe (figure) in cui la coscienza viene di volta in volta a trovarsi sono altrettante manifestazioni dell'Assoluto; per questo esse non hanno nulla di casuale, ma sono stazioni di un itinerario obbligato.
Se la coscienza non comprende il senso del percorso formativo in cui è impegnata, il filosofo (che guarda al percorso dal punto di vista del sapere assoluto) conosce la necessità di ciascun passaggio e il significato di ciascun gradino.
Per la coscienza, la "Fenomenologia" è un'introduzione alla filosofia; per il filosofo, invece, è già scienza, conoscenza filosofica.
"Fenomenologia": scienza dell'esperienza della coscienza; scienza (logos) del manifestarsi (phainomai) dello Spirito.
Parte 3
In Hegel il rifiuto dello scetticismo e la fiducia nella ragione umana si reggono sul presupposto che la trama della realtà sia razionale.
Tra realtà oggettiva (nella sua essenza razionale) e pensiero del soggetto (che conosce e agisce) non esiste un dualismo irriducibile, ma una sostanziale identità.
È la ragione stessa che si dispiega nella realtà, manifestandosi nella natura e (in modo più ricco e adeguato) nel mondo umano.
La ragione rappresenta quindi il principio unitario sul quale tutto si fonda, e che Hegel designa come Assoluto o Spirito.
"Il vero è l'intero": la filosofia ha il compito di comprendere unitariamente tutta la realtà attraverso i concetti.
Pertanto la filosofia deve assumere forma di sistema, cioè di scienza rigorosa della totalità, in quanto ricondotta ad un unico principio assoluto.
L'Assoluto hegeliano è la mobile e vivente unità di un soggetto, di uno spirito, che rimane identico a se stesso in tutte le molteplici manifestazioni nelle quali si oggettiva, ed è inoltre consapevole di esse come di proprie espressioni.
L'Assoluto hegeliano è pensabile come una totalità spirituale in divenire progressivo, che si articola in momenti o passaggi necessari, mediante i quali diviene sempre più consapevole.
Parte 4
La dialettica è la legge razionale, ontologica e logica al tempo stesso, che regola il divenire reale dell'Assoluto e il suo progressivo autoconoscersi.
Il momento intellettuale e astratto della tesi: l'Assoluto pone se stesso, cioè si pone dapprima come essenza, come pensiero puro ("in sé").
Il momento negativo e razionale dell'antitesi: il puro pensiero si nega, diviene altro da sé ("essere altro"), si aliena, si oggettiva nel fenomeno, che non è pura apparenza illusoria, ma il necessario oggettivarsi dell'Assoluto.
Il momento positivo e razionale della sintesi: l'Assoluto ritorna presso di sé ("in sé e per sé"), comprende che la negazione dell'antitesi è solo un momento del suo sviluppo, destinato ad essere superato. L'Assoluto diviene consapevole di sé come unità di essenza e fenomeno, di puro pensiero e di manifestazione. I due poli sono negati come termini soltanto opposti e vengono riguadagnati all'unità dell'Assoluto.
L'Assoluto per Hegel è fondamentalmente pensiero che si manifesta e si oggettiva, divenendo in tal modo sempre più compiutamente consapevole di sé.
L'"Aufhebung" (togliere e conservare): la sintesi è la riaffermazione della tesi ottenuta tramite la negazione della negazione intermedia e tramite il superamento del contrasto tra tesi e antitesi. Accanto alla pura contrapposizione viene fuori il profondo legame razionale che unisce i due poli.
Due esempi per capire: la poesia scritta come negazione della poesia solo pensata e il frutto come negazione del fiore.
Parte 5
La struttura interna dell'opera si divide in due parti:
Formazione della coscienza singola (Coscienza, Autocoscienza, Ragione).
Manifestazioni dello Spirito nella storia (Spirito, Religione, Sapere assoluto).
Parte 6
La dialettica della ragione porta quest'ultima a riconoscere se stessa come identica allo spirito del proprio tempo (istituzioni, cultura, morale, ecc.); la coscienza, nella sua formazione, non può andare oltre il proprio tempo.
Raggiunta la fase della ragione, la formazione della coscienza non può considerarsi completa. L'ultimo passo sarà l'acquisizione di una filosofia dell'Assoluto secondo la quale "il vero è l'intero".
Questo passaggio diventa possibile anche per la coscienza individuale soltanto nel momento in cui è già stato compiuto dallo "spirito del proprio tempo", cioè dalla cultura dell'epoca presente.
La formazione della coscienza non avviene in una condizione di astratto isolamento, ma si svolge in un determinato contesto storico; l'individuo deve allora prendere coscienza del significato spirituale del proprio tempo, il quale conserva l'eredità spirituale delle età precedenti.
La coscienza individuale dovrà ripercorrere i passaggi attraverso i quali, nel corso del tempo, si sono venute formando le consuetudini, le istituzioni, i valori morali, le idee religiose e filosofiche che contraddistinguono l'epoca presente.
Le figure che si incontrano nella seconda parte dell'opera non sono più forme della coscienza individuale come quelle della prima parte, ma "mondi spirituali", effettive realtà storiche. Sono figure della successione delle civiltà storiche in cui lo Spirito si è manifestato, oggettivandosi nelle credenze, nelle istituzioni, nella cultura delle comunità umane.
Parte 7
La COSCIENZA: la certezza che, nel rapporto soggetto/oggetto, la verità sia tutta in ciò che essa si rappresenta come fuori di lei, come altro da lei, cioè nell'oggetto.
La certezza sensibile è la figura da cui muove il percorso formativo della coscienza, cioè la prima esperienza che la coscienza necessariamente compie lungo l'itinerario al cui termine essa giungerà al punto di vista filosofico, al sapere assoluto.
Parte 8
La certezza sensibile è "il sapere immediato, il sapere dell'immediato": la coscienza coglie immediatamente l'oggetto, senza mediazioni.
A prima vista, la certezza sensibile appare come la forma di conoscenza più ricca (le sensazioni sono tantissime) e più veritiera (essa coglie immediatamente l'oggetto in tutta la sua pienezza), ma in realtà è la più fragile ed illusoria.
Parte 9
Nella forma della certezza sensibile, la coscienza non sa, a ben vedere, se non che l'oggetto che le sta di fronte è, cioè non conosce altro che la semplice esistenza dell'oggetto.
La situazione della certezza sensibile è quella di chi, di fronte ad un oggetto sconosciuto, non sapendo designarlo con un nome appropriato, debba limitarsi a dire che "esso è".
Parte 10
In quanto sapere immediato, infatti, la certezza sensibile esclude ogni forma di determinazione e di distinzione, perché queste implicano una qualche mediazione ("omnis determinatio est negatio").
L'oggetto della certezza sensibile è dunque un "questo", che può essere certamente indicato con un gesto, ma non essere detto né dunque costituire l'oggetto di un logos: un discorso implica pur sempre una mediazione.
Parte 11
A questa singolarità e ineffabilità dell'oggetto corrisponde una simmetrica singolarità e inesprimibilità della coscienza: anche quest'ultima è generica, è un "questi".
La certezza sensibile è dunque rappresentabile in questo modo: "qui e ora io, questi, sono certo di questo".